Dal 16 al 31 ottobre, tra Pigneto, Torpignattara e Centocelle, un festival diffuso esplora il cibo come archivio di memorie, linguaggio e strumento per raccontare le trasformazioni di Roma Est.
Può un raviolo raccontare una città? A prima vista sembrerebbe un oggetto troppo piccolo per contenere la complessità di un territorio. Eppure, poche forme alimentari sono altrettanto diffuse e, allo stesso tempo, così profondamente legate alle differenze culturali. Cambiano gli ingredienti, le tecniche di preparazione, i nomi, i rituali e le occasioni in cui vengono consumate. Resta un gesto comune: racchiudere qualcosa dentro un involucro, custodire un contenuto, trasmettere una pratica.
È intorno a questa apparente semplicità che prende forma CITY RAVIOLI – Culture alla carta, il festival diffuso ideato e curato da TWM Factory, in programma dal 16 al 31 ottobre 2026 tra Pigneto, Torpignattara e Centocelle, nel Municipio Roma V.
Laboratori, performance, incontri, mostre, proiezioni e degustazioni compongono un itinerario che attraversa ristoranti, botteghe, studi d’artista, librerie e spazi culturali. Ma più che celebrare la varietà delle cucine, il progetto sembra suggerire un’altra possibilità: utilizzare il cibo come dispositivo di osservazione della città contemporanea.
La geografia delle differenze
Le città non sono fatte soltanto di edifici, strade e infrastrutture. Sono anche il risultato di gesti quotidiani, abitudini, memorie familiari e pratiche culturali che si sovrappongono nello spazio urbano.
Il cibo è uno degli strumenti attraverso cui queste stratificazioni diventano visibili. Un negozio di alimentari, una cucina domestica, un ristorante o un mercato raccontano spesso le trasformazioni di un quartiere più efficacemente di molte rappresentazioni ufficiali.
Pigneto, Torpignattara e Centocelle costituiscono, da questo punto di vista, un osservatorio particolarmente significativo. Quartieri attraversati da processi di trasformazione urbana, nuove presenze culturali e differenti forme di socialità, nei quali l’identità del territorio non può essere ricondotta a una narrazione unica.
Secondo i dati anagrafici di Roma Capitale al 31 dicembre 2025, nel Municipio Roma V il 18,3% della popolazione ha cittadinanza straniera. Un dato che restituisce soltanto parzialmente la complessità delle appartenenze, delle storie migratorie e degli scambi che caratterizzano questi luoghi.
CITY RAVIOLI sceglie di partire proprio da questa pluralità, evitando di rappresentarla attraverso un unico racconto. La cucina cinese, quella curdo-meticcia, le tradizioni palestinesi e le memorie alimentari locali entrano in relazione senza necessariamente perdere le proprie specificità.
Il punto non è scoprire che tutte le culture sono uguali, ma riconoscere che possono condividere gesti e spazi pur rimanendo differenti.
Il cibo come archivio vivente
Ogni ricetta contiene una forma di memoria. Non soltanto quella degli ingredienti, ma anche dei corpi che l’hanno preparata, delle persone che l’hanno tramandata, dei luoghi da cui proviene e delle trasformazioni che ha attraversato.
In questo senso, la cucina può essere considerata un archivio vivente: una pratica che conserva il passato proprio perché continua a modificarsi nel presente.
È una dimensione che emerge in alcuni degli appuntamenti del festival, come Archivio presente e Il ricettario della domenica, ospitati da Okapi a Torpignattara il 24 e 25 ottobre. Ricette, testimonianze, fotografie d’epoca e liste della spesa diventano materiali attraverso cui ricostruire storie individuali e collettive.
Non si tratta semplicemente di recuperare tradizioni, ma di interrogare il modo in cui la memoria viene costruita e trasmessa.
Una lista della spesa può raccontare un’economia domestica, una fotografia può restituire un rituale familiare, una ricetta può testimoniare uno spostamento geografico o un incontro tra culture.
Oggetti apparentemente marginali diventano così documenti capaci di restituire una storia del territorio che difficilmente trova spazio nelle narrazioni istituzionali.

Quando la cucina incontra l’arte
Uno degli aspetti più interessanti di CITY RAVIOLI è il tentativo di costruire un dialogo tra pratiche gastronomiche e linguaggi artistici, senza limitarsi ad affiancare una degustazione a un evento culturale.
Al Pigneto, il 16 ottobre, UTOL Ceramica propone L’ombelico di Venere, un laboratorio che prende spunto dalla forma del tortellino e dal mito che ne accompagna l’origine. La modellazione della ceramica e quella della pasta condividono qui un’attenzione per la materia, il gesto e la trasformazione.
A Centocelle, il 24 ottobre, L’Arte Perfetta e Menabò esplorano invece la dimensione visiva della tavola attraverso un laboratorio di pittura su porcellana e un percorso dedicato all’impiattamento.
Nello stesso quartiere, Studio Palmira ospita IDENTITeat – ML, Much Love, Much Laugh, una performance di Progetto Fatuo costruita intorno a un picnic sensoriale.
Sono esperienze differenti, ma accomunate dalla possibilità di considerare il cibo non soltanto come prodotto da consumare, bensì come materia, immagine, gesto e relazione.
La cucina entra così nel territorio delle pratiche artistiche contemporanee, dove il processo, la partecipazione e l’esperienza condivisa possono assumere un’importanza pari a quella dell’oggetto finale.

Una mappa alternativa della città
CITY RAVIOLI non prevede un percorso obbligato. Il pubblico può costruire il proprio itinerario attraverso una mappa, scegliendo tra gli appuntamenti del programma principale e quelli del Circuito OFF, sviluppato insieme alle realtà locali.
Questa struttura diffusa introduce una dimensione urbana che va oltre la semplice distribuzione degli eventi in luoghi diversi.
Il festival invita infatti a percorrere la città attraverso spazi che normalmente non appartengono ai circuiti culturali più riconoscibili: botteghe, ristoranti, laboratori artigianali e attività di quartiere.
A Torpignattara, il 23 ottobre, Dal Kurdistan a Torpignattara, ospitato da Bazar Taverna Curdo Meticcia, affronta il tema delle culture migranti e diasporiche attraverso un incontro accompagnato da un buffet.
Il 24 ottobre, alla Libreria El Topo di Centocelle, Pop Palestine intreccia presentazione editoriale, conversazione e cucina palestinese.
Il 25 ottobre, al Parco Sangalli, SOS Sangalli Open Sagra propone invece un pranzo sociale aperto al quartiere, organizzato insieme da Piano Zero, SOS Serbelloni Open Space e dalle attività commerciali del territorio.
In questi appuntamenti il cibo diventa anche un’occasione per interrogare il rapporto tra spazio pubblico e comunità: chi abita un luogo, chi lo attraversa, chi contribuisce a costruirne l’identità culturale.
Oltre la città da consumare
C’è infine una questione che attraversa implicitamente il progetto e che riguarda il modo in cui oggi raccontiamo il cibo.
Nell’immaginario digitale contemporaneo, l’esperienza gastronomica è spesso ridotta a un’immagine da condividere, a un luogo da scoprire o a un prodotto da consumare. Anche i quartieri finiscono talvolta per essere rappresentati attraverso una successione di indirizzi, locali e nuove aperture.
CITY RAVIOLI prova a spostare questa prospettiva, riportando l’attenzione sulle persone, sulle pratiche e sulle memorie che rendono possibile un’esperienza alimentare.
La sfida, naturalmente, è evitare che la diversità culturale diventi a sua volta un elemento di attrazione o una nuova forma di consumo dell’identità dei quartieri.
È proprio qui che il festival può trovare il suo significato più interessante: non presentare le culture come qualcosa da assaggiare, ma riconoscerle come soggetti attivi nella produzione della città.
Perché una città non è soltanto ciò che vediamo o attraversiamo. È anche ciò che prepariamo, condividiamo e trasmettiamo agli altri.
E forse, seguendo le pieghe di un raviolo, possiamo imparare a leggere anche quelle del territorio che abitiamo.
CITY RAVIOLI – Culture alla carta
16–31 ottobre 2026
Dove: Pigneto, Torpignattara e Centocelle – Municipio Roma V, Roma.
Ideazione e curatela: TWM Factory, Carlo S. Battisti e Nicola Brucoli.
Programma: laboratori, performance, mostre, talk, proiezioni, degustazioni e Circuito OFF.
Ingresso: programmazione in larga parte gratuita; alcune attività richiedono prenotazione e possono prevedere costi.
Programma completo e prenotazioni: https://twmfactory.it/city-ravioli/
Instagram: @cityravioli
Il festival è realizzato con il contributo di Roma Capitale – Municipio Roma V, nell’ambito dell’Avviso pubblico Quartieri in scena – Cultura, Comunità e Tradizione nel Municipio Roma V, con il patrocinio del Consiglio del Cibo di Roma.
