Una riscrittura performativa del mito dantesco attraversa il confine tra analogico e digitale. Tra danza, immagini e suono, il nuovo progetto di Bluecheese Project interroga il desiderio di conoscenza, la trasformazione del corpo e l’idea stessa di futuro.
Che cosa significa cercare il nuovo in un mondo che non smette mai di produrlo? E che cosa resta dell’ignoto quando ogni esperienza sembra anticipata, rappresentata, riprodotta?
Il desiderio di oltrepassare il limite è uno dei grandi motori della cultura occidentale. È il desiderio che Dante affida a Ulisse nel XXVI canto dell’Inferno, quando l’eroe invita i compagni a superare le colonne d’Ercole, a spingersi oltre il mondo conosciuto, verso ciò che ancora non ha nome.
Ma se per Ulisse il nuovo coincideva con un territorio inesplorato, oggi sembra essersi trasformato in una condizione permanente. Immagini, informazioni, linguaggi e dispositivi si susseguono a una velocità tale da rendere ogni novità immediatamente superabile. Il nuovo non interrompe più necessariamente l’esistente: ne alimenta la continua riproduzione.
È all’interno di questa contraddizione che prende forma The Last of the New, nuova produzione multidisciplinare di Bluecheese Project APS ETS, ideata e diretta da Lara De Angelis e Pierpaolo Fabrizio, realizzata con il sostegno della Regione Lazio nell’ambito del programma per la produzione dello spettacolo dal vivo 2026.
Un progetto che attraversa danza, video, suono e installazione, assumendo il viaggio di Ulisse come struttura poetica per interrogare le trasformazioni dell’esperienza contemporanea.
L’ultimo nuovo
La cultura contemporanea sembra aver trasformato la novità da possibilità di cambiamento a principio di funzionamento.
Ogni immagine ne richiama un’altra, ogni dispositivo promette una versione più aggiornata, ogni esperienza viene rapidamente sostituita dalla successiva. La continua produzione dell’inedito non coincide necessariamente con una maggiore capacità di immaginare il futuro.
Anzi, proprio mentre tutto sembra cambiare, diventa sempre più difficile distinguere una trasformazione autentica da una variazione di ciò che già conosciamo.
The Last of the New si colloca in questa tensione tra desiderio e ripetizione. Il titolo contiene un paradosso: può esistere un ultimo nuovo? E se il nuovo fosse arrivato al punto di esaurire la propria capacità di produrre differenza?
Il viaggio di Ulisse diventa allora qualcosa di più di una citazione letteraria. È la figura di una tensione umana che sopravvive alle proprie trasformazioni storiche: il bisogno di attraversare un confine, anche quando non è più chiaro dove quel confine si trovi.
La voce di Roberto Latini, si intreccia alla drammaturgia sonora di Gianluca Misiti, e mette in relazione la parola con un universo visivo e sonoro in continua metamorfosi.
Il corpo attraversa la soglia
Al centro della ricerca non c’è soltanto la trasformazione delle immagini, ma quella del corpo.
In The Last of the New il movimento procede da una condizione analogica verso il digitale. Il corpo si presenta inizialmente nella propria singolarità fisica, come presenza irriducibile, per confrontarsi progressivamente con processi di riproduzione, mediazione e organizzazione tecnologica.
La danza diventa il linguaggio attraverso cui rendere percepibile questo attraversamento.
Il gesto individuale incontra la ripetizione, la libertà del movimento entra in tensione con la sincronizzazione, mentre la presenza fisica si confronta con le proprie rappresentazioni.
Non si tratta semplicemente di contrapporre un corpo autentico a un’immagine artificiale. La questione è più complessa: in che modo le tecnologie modificano la nostra percezione del corpo, del desiderio e della libertà?
Il dispositivo scenico traduce questa domanda in un’esperienza spaziale.
Due grandi superfici di retroproiezione, disposte ad angolo, costruiscono un ambiente nel quale i corpi delle performer convivono con immagini in movimento ed elaborazioni audiovisive. Il pubblico non è vincolato a una visione frontale, ma può modificare il proprio punto di osservazione, entrando in relazione con un’opera che si sviluppa simultaneamente su diversi piani percettivi.
I contributi video di MASBEDO, Theo Eshetu, Vinca Petersen, Elisa Giardina Papa e FLxER, costruiscono la dimensione visiva che determina la scena.
La coreografia come processo di ricerca
Un elemento significativo del progetto riguarda il rapporto tra produzione artistica e formazione.
La ricerca coreografica si è sviluppata attraverso un percorso condotto da Alessandra Cristiani, che ha coinvolto quattro giovani performer under 35: Lura Simonet, Livia Bartolucci, G. Re e Federica Perelli.
Il laboratorio, realizzato tra settembre e ottobre 2026, costituisce parte integrante del processo creativo, uno spazio di sperimentazione nel quale il movimento viene indagato non soltanto come linguaggio espressivo, ma come strumento di conoscenza.
La composizione si confronta con la presenza, la percezione e le possibilità di relazione tra corpi differenti.
In questa prospettiva, la formazione non precede semplicemente l’opera: ne attraversa la costruzione, contribuendo a definire un processo in cui la ricerca individuale e quella collettiva si incontrano.
È un’impostazione che restituisce alla pratica performativa una dimensione aperta, nella quale il risultato scenico non è separabile dalle esperienze e dalle relazioni che lo hanno generato.
Due movimenti, un viaggio circolare
The Last of the New dialoga con un’altra produzione di Bluecheese Project, Digital Odyssey, all’interno di una ricerca più ampia dedicata alle trasformazioni dell’esperienza umana nell’era digitale.
Le due opere affrontano condizioni differenti.
Se The Last of the New segue il movimento del corpo dall’analogico verso il digitale, Digital Odyssey prende avvio da una situazione in cui il corpo è già immerso nel digitale: duplicato, moltiplicato, tradotto in immagine e dato, esposto a processi di omologazione che ne mettono in discussione la singolarità.
La relazione tra i due lavori non costruisce tuttavia una successione cronologica. Il passaggio dall’uno all’altro richiama piuttosto una struttura mitica e circolare, nella quale partenza, naufragio e approdo si rincorrono senza coincidere mai con un’origine o una conclusione definitiva.
L’arrivo può diventare una nuova partenza, così come la fine può contenere la possibilità di un altro inizio. È ancora Ulisse a suggerire questa temporalità, nella quale il viaggio non rappresenta soltanto uno spostamento nello spazio, ma una condizione dell’esistenza. Le due produzioni possono così essere considerate movimenti autonomi di un unico percorso, potenzialmente ricomponibili in un dispositivo performativo più ampio.
Pensare il nuovo, oltre la scena
La riflessione avviata da The Last of the New si estende anche alla scrittura e alla ricerca critica attraverso Last Day of the New, una call for papers promossa in collaborazione con PiuVolume.
Tre le traiettorie proposte: Corpo / Presenza, Libertà / Desiderio / Controllo e Immagine / Identità / Dato.
Quattro contributi saranno selezionati per la pubblicazione e per una discussione pubblica con gli autori al MAM di Roma, in occasione delle rappresentazioni dello spettacolo.
L’intenzione è aprire uno spazio di confronto tra pratiche artistiche e riflessione teorica, estendendo al dibattito pubblico gli interrogativi che attraversano l’opera.
Perché la questione posta da The Last of the New non riguarda soltanto il rapporto tra teatro e tecnologia. Riguarda il modo in cui immaginiamo il futuro, il significato che attribuiamo al cambiamento e la possibilità di riconoscere qualcosa di realmente nuovo in un presente dominato dalla sua continua produzione.
THE LAST OF THE NEW
Produzione: Bluecheese Project APS ETS
Ideazione e direzione artistica: Lara De Angelis e Pierpaolo Fabrizio
Drammaturgia sonora e voce: Roberto Latini Gianluca Misiti
Ricerca e formazione coreografica: Alessandra Cristiani
Performance: Lura Simonet, Livia Bartolucci, G. Re, Federica Perelli
Contributi video: MASBEDO, Theo Eshetu, Vinca Petersen, Elisa Giardina Papa, FLxER
Calendario delle rappresentazioni
- 21–24 ottobre 2026: Teatro Biblioteca Quarticciolo, Roma
- 28 novembre 2026: Teatro Fiamme Gialle, Sabaudia
- 29 novembre 2026: Teatro Sant’Agostino, Antrodoco
- 16–19 dicembre 2026: MAM, Roma
Progetto realizzato con il sostegno della Regione Lazio nell’ambito del programma di sostegno alla produzione dello spettacolo dal vivo – annualità 2026, Paragrafo 1.
