Un progetto a Roma che interroga le convenzioni della scena e sperimenta nuove relazioni tra corpi, immagini e pubblico.
Che cosa definisce oggi uno spettacolo? La presenza di un palcoscenico, una durata prestabilita, un pubblico che osserva? E cosa accade quando queste coordinate vengono modificate, quando la scena si distribuisce nello spazio e lo spettatore non è più necessariamente collocato di fronte all’opera?
È a partire da queste domande che prende forma SFORMAT – Formati originali, progetto ideato e promosso da Bluecheese Project APS ETS, vincitore dell’Avviso Pubblico Lo spettacolo dal vivo fuori dal Centro – Anno 2026 di Roma Capitale.
Dal 6 novembre, negli spazi di Roma Smistamento / TWM Factory, il progetto riunisce due produzioni performative e altrettanti percorsi di formazione, mettendo in dialogo una nuova generazione di artisti con due figure della ricerca teatrale e coreografica contemporanea: Roberto Latini e Fabritia D’Intino e Salvo Lombardo (CHIASMA).
Ma il punto non è semplicemente l’incontro tra discipline. È la possibilità di mettere in discussione il dispositivo attraverso il quale un’opera viene costruita, presentata e vissuta.
Il formato non è neutrale
Ogni linguaggio artistico porta con sé un insieme di convenzioni. Nel teatro, la distinzione tra scena e platea organizza non soltanto lo spazio, ma anche i ruoli: chi agisce e chi guarda, chi produce un’immagine e chi la riceve.
Eppure, buona parte della ricerca performativa del Novecento e contemporanea ha lavorato proprio sulla trasformazione di queste relazioni, facendo dello spazio, della prossimità e della presenza dello spettatore elementi costitutivi dell’opera.
SFORMAT si inserisce in questa linea di ricerca, proponendo due esperienze molto differenti che condividono un interrogativo: è possibile modificare il rapporto con il pubblico intervenendo sulla struttura stessa dello spettacolo?
Non si tratta necessariamente di rendere lo spettatore protagonista o di chiedergli di partecipare a ogni costo. Piuttosto, di riconoscere che il modo in cui un’opera viene attraversata, osservata o condivisa ne determina profondamente il significato.
Mentre se ne va. Una drammaturgia dello spazio
Con Mentre se ne va, il collettivo under 30 Sala Sola formato da Flavio Santandrea, Zeno Fabrizio e che vede protagonisti Viola Misiti e Lorenzo Schinella, costruisce un dispositivo a metà strada tra rappresentazione installazione e azione performativa.
Il pubblico viene accolto in un quadrato luminoso, intorno al quale si articolano quattro stazioni interattive. La relazione creativa e sentimentale, al centro della ricerca del collettivo, si sviluppa attraverso una drammaturgia che non appartiene soltanto ai personaggi, ma anche agli oggetti, alla disposizione dello spazio e alle possibilità di interazione.
L’esperienza assume così una dimensione espositiva. Il tempo della rappresentazione incontra quello dell’osservazione, mentre lo spazio smette di essere un semplice contenitore per diventare parte attiva della narrazione.
La domanda riguarda allora anche il modo in cui raccontiamo una relazione: attraverso una sequenza di eventi oppure attraverso le tracce, le immagini e i frammenti che essa lascia dietro di sé?
Digital Odyssey. Il corpo dentro l’immagine
Se Mentre se ne va lavora sulla frammentazione dello spazio teatrale, Digital Odyssey affronta un’altra trasformazione: quella del rapporto tra corpo fisico e ambiente audiovisivo.
La videoinstallazione performativa mette in relazione grandi superfici di proiezione, musica elettronica e sei danzatori under 30, all’interno di uno spazio condiviso con il pubblico.
Le immagini non costituiscono semplicemente una scenografia e il movimento non si limita a illustrarle. L’azione coreografica prende forma attraverso il confronto tra presenza fisica e flusso visivo, tra percezione individuale e ritmo collettivo.
Progressivamente, il pubblico viene coinvolto in una dinamica che modifica la distanza abituale tra osservazione e partecipazione.
In un presente in cui gran parte dell’esperienza passa attraverso schermi e dispositivi digitali, Digital Odyssey sembra porre una questione essenziale: che cosa significa condividere fisicamente un’esperienza costruita attraverso le immagini?
La risposta non è affidata a una contrapposizione tra reale e virtuale, ma alla possibilità di farli coesistere nello stesso ambiente, attraverso il corpo e la sua capacità di produrre relazioni.
La formazione come pratica artistica
Accanto alle due produzioni, SFORMAT sviluppa percorsi laboratoriali affidati a Roberto Latini e Fabritia D’Intino e Salvo Lombardo (CHIASMA).
Latini affronta i processi di drammaturgia e regia assumendo Mentre se ne va come caso di studio. Rampelli conduce invece un percorso dedicato alla ricerca sul movimento e alla composizione coreografica.
La scelta di collegare i laboratori alle produzioni è significativa: la formazione non viene considerata un momento preliminare o separato dall’opera, ma uno spazio nel quale osservare e mettere in discussione le modalità stesse della creazione.
Il confronto tra artisti di generazioni differenti diventa così un’occasione per interrogare non soltanto il risultato, ma i processi, le decisioni e le possibilità ancora aperte.
Fuori dal centro, oltre la scena
La sede scelta, Roma Smistamento / TWM Factory, introduce un’ulteriore dimensione nella riflessione.
Portare lo spettacolo dal vivo in spazi non convenzionali significa confrontarsi con ambienti che non sono stati progettati per ospitare una rappresentazione teatrale tradizionale. Le loro caratteristiche diventano parte del processo creativo, suggerendo differenti modi di organizzare la presenza degli artisti e del pubblico.
Ma il tema del fuori dal centro può essere letto anche oltre la sua dimensione geografica.
Uscire dal centro significa, in questo caso, spostarsi rispetto a una convenzione, rinunciare alla centralità di un unico punto di vista, immaginare che un’esperienza artistica possa costruirsi attraverso molteplici posizioni e relazioni.
SFORMAT – Formati originali
Roma Smistamento / TWM Factory, Via Giuseppe Arimondi 3, Roma.
Dal 6 novembre 2026. Con una programmazione che comprende sei appuntamenti,2 prove aperte, laboratori e attività di formazione.
Produzioni: Mentre se ne va — Sala Sola; Digital Odyssey.
Laboratori: Roberto Latini e Fabritia D’Intino e Salvo Lombardo (CHIASMA).
Progetto: Bluecheese Project APS ETS.
Ingresso gratuito con prenotazione.
Il progetto è realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura – Direzione Generale Spettacolo ed è vincitore dell’Avviso Pubblico Lo spettacolo dal vivo fuori dal Centro – Anno 2026 promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria in collaborazione con SIAE.
