Una mostra per ripensare il paesaggio come esperienza, memoria e costruzione collettiva

Che cos’è un deserto?

Una categoria geografica? Un ecosistema? Un paesaggio naturale?

Oppure una costruzione culturale che, nel corso del tempo, l’arte, la fotografia, il cinema e la letteratura hanno contribuito a definire?

È da questa domanda che prende avvio Desert Perspectives, la grande mostra organizzata dallo Scottsdale Museum of Contemporary Art (SMoCA), visitabile dal 12 settembre 2026 al 5 settembre 2027.

Più che raccontare il deserto del Sud-Ovest americano, il progetto indaga il modo in cui le immagini hanno costruito il nostro immaginario di questi territori, trasformandoli di volta in volta in luoghi di spiritualità, conquista, estrazione di risorse, wilderness o crisi ecologica.

Una collezione come archivio vivente

Curata da Keshia Turley, la mostra utilizza la collezione permanente del museo non come un insieme statico di opere, ma come un archivio vivente capace di essere continuamente reinterpretato.

Nel corso di un anno, l’esposizione si sviluppa attraverso tre rotazioni successive, mettendo ogni volta in relazione opere storiche, nuove commissioni e prestiti contemporanei.

Il significato delle opere non è quindi fisso, ma cambia a seconda dei dialoghi che si instaurano tra epoche, linguaggi e prospettive differenti.

È un modello curatoriale che supera la tradizionale presentazione cronologica delle collezioni e propone il museo come spazio di ricerca permanente.

Il paesaggio non si osserva, si abita

Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda il riferimento alla fenomenologia e alla geografia umanistica.

Attraverso il pensiero di Maurice Merleau-Ponty, Edward S. Casey e Yi-Fu Tuan, il paesaggio non viene considerato come uno sfondo neutrale da osservare, ma come un’esperienza vissuta attraverso il corpo, la memoria, il movimento e le relazioni quotidiane.

In questa prospettiva il deserto smette di essere soltanto una categoria geografica.

Diventa un luogo costruito dall’incontro continuo tra ambiente, immaginazione, storia e pratiche culturali.

Dal mito della frontiera alla crisi ecologica

Nel corso dell’ultimo secolo il deserto americano è stato raccontato in modi profondamente diversi.

È stato rappresentato come natura incontaminata, territorio della frontiera, luogo mistico, spazio dell’estrazione mineraria o ecosistema fragile.

Secondo Desert Perspectives, queste immagini non si sono limitate a descrivere il territorio.

Hanno contribuito a determinarne il significato culturale e il modo in cui è stato abitato, amministrato e trasformato.

La mostra mette così in relazione storia dell’arte, ecologia e politica del paesaggio, mostrando come ogni rappresentazione produca anche una precisa idea di natura.

Nuove commissioni per leggere il presente

Ad accompagnare il percorso sono le nuove installazioni realizzate da Joshua Haunschild, Jen Urso, Susanna Battin, Jacob Meders, Rebecca Padilla, Julie Anand e Damon Sauer.

Le opere affrontano temi come la vulnerabilità ecologica, le relazioni tra comunità umane e ambienti naturali e il significato culturale di luoghi simbolici come il Grand Canyon.

Rimanendo in mostra per tutta la durata del progetto ma cambiando continuamente contesto attraverso le tre rotazioni espositive, queste installazioni rafforzano l’idea che il paesaggio non sia mai definitivo, ma una realtà continuamente reinterpretata.

Più che una mostra sul deserto, Desert Perspectives propone dunque una riflessione sul ruolo dell’arte nella costruzione del nostro rapporto con il territorio.

Una domanda che riguarda non soltanto il Sud-Ovest americano, ma ogni paesaggio che continuiamo a osservare, raccontare e immaginare.

Informazioni pratiche

Desert Perspectives

📍 Scottsdale Museum of Contemporary Art (SMoCA)
Scottsdale, Arizona (USA)

📅 12 settembre 2026 – 5 settembre 2027

🎉 Opening Fall Celebration: 25 settembre 2026, ore 18.00–21.00 (ingresso a offerta libera)

Curatela
Keshia Turley

Artisti
Joshua Haunschild, Jen Urso, Susanna Battin, Jacob Meders, Rebecca Padilla, Julie Anand, Damon Sauer e opere della collezione permanente dello SMoCA.


Caption

Il deserto è davvero un paesaggio naturale o è una costruzione culturale?

Con Desert Perspectives, lo Scottsdale Museum of Contemporary Art trasforma la propria collezione in un archivio vivente per interrogare il modo in cui l’arte ha costruito l’immaginario del deserto americano. Tra fenomenologia, ecologia e nuove commissioni artistiche, la mostra invita a ripensare il paesaggio non come semplice rappresentazione, ma come esperienza vissuta e relazione continua tra ambiente, memoria e comunità.


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