Annunciati i vincitori del celebre Open Call Program 2026–2027, uno dei format più originali e democratici del sistema dell’arte internazionale.
Un modello che rovescia molte logiche tradizionali del mondo curatoriale: niente nomi in evidenza, niente reti di potere, ma attenzione esclusiva alla qualità dell’idea.
Un osservatorio globale sulle urgenze del presente
Le cinque mostre selezionate per la stagione 2026–2027 restituiscono una geografia culturale ampia e politicamente significativa. Dai saperi ecologici di Jeju alle ferite del traffico umano in Lagos, dalle pratiche di self-care delle donne nere negli United States alla contaminazione da mercurio in La Paz, fino al rapporto tra tessitura e coding a London.
Con sede a New York City, apexart continua a distinguersi per un metodo di selezione radicalmente aperto: 406 proposte ricevute, valutate in forma anonima da una giuria internazionale composta da oltre 800 professionisti provenienti da 82 paesi diversi. Ogni progetto idoneo ha ricevuto in media 94 voti, per un totale di oltre 23.000 valutazioni espresse.
Più che semplici mostre, sembrano dispositivi di ricerca espositiva, in cui l’arte contemporanea dialoga con ecologia, memoria, tecnologia, giustizia sociale e saperi marginalizzati.
I cinque progetti vincitori
Vento, terra e il loro canto
Proposta da Gray by Silver (Jeju, Corea del Sud), esplora le tradizioni popolari in via di scomparsa dell’isola di Jeju attraverso suono, installazione e tessile, collegando patrimonio immateriale e crisi ambientale.
Carico di speranza
Del collettivo Badagry Young Contemporary (Lagos), affronta il traffico di esseri umani in Africa occidentale, mettendo in discussione la retorica della speranza quando viene trasformata in strumento di sfruttamento.
We Are Each Other’s HARVEST: Black Women and the Politics of Self-Care
Di Tara Jefferson (Cleveland), ricostruisce un secolo di pratiche di cura come forma di resistenza intergenerazionale delle donne nere.
Cinque donne che bevono mercurio
Di Naira Corzon Cortez (La Paz), un progetto urgente sull’impatto dell’estrazione illegale e della contaminazione ambientale in Bolivia, tra arte, testimonianza e attivismo.
Software
Di Kira Wainstein (Londra), indaga i legami storici tra tessitura e informatica, mostrando come il tessile abbia anticipato sistemi di codifica e logiche computazionali.
apexart come modello alternativo
In un sistema spesso dominato da centralità geografiche e nomi consolidati, apexart continua a offrire un’altra idea di istituzione: piccola nelle dimensioni, ma internazionale nello sguardo.
Il suo open call non seleziona semplicemente mostre: intercetta immaginari emergenti, voci periferiche, formati curatoriali sperimentali e temi che spesso i grandi musei affrontano con ritardo.
Per curatori indipendenti, artisti e ricercatori, rappresenta ancora oggi una delle piattaforme più credibili dove proporre idee senza dover passare per reti privilegiate.
Prossima call: ottobre 2026
Il prossimo bando pubblico di New York sarà aperto dal 1° al 31 ottobre 2026. apexart invita inoltre professionisti internazionali a candidarsi come giurati, confermando la propria vocazione partecipativa e diffusa.
In tempi di crescente chiusura istituzionale, apexart dimostra che un altro modello curatoriale non solo è possibile, ma funziona da anni.
Caption
406 proposte, 82 paesi, oltre 23.000 voti.
apexart conferma uno dei modelli più aperti e meritocratici del sistema dell’arte globale. E i progetti vincitori raccontano il mondo che cambia.
📍 New York / stagione 2026–2027
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