A Milano, il Pirelli HangarBicocca presenta The House That Jack Built, la prima grande retrospettiva dedicata alla ricerca architettonica e spaziale di Rirkrit Tiravanija. Più che una mostra, un dispositivo esperienziale che mette in crisi l’idea stessa di opera, trasformando lo spazio in un ambiente attivo di relazione.
Nelle Navate, il pubblico è immerso in un vasto labirinto costruito con impalcature e tessuto arancione — elemento ricorrente nella pratica dell’artista, che richiama le vesti dei monaci buddisti — dove ogni passaggio diventa occasione di incontro, pausa, partecipazione. Qui l’arte non si contempla: si abita.

Fin dagli anni ’90, Tiravanija ha ridefinito il ruolo dell’artista spostando l’attenzione dall’oggetto alla relazione, dall’opera come forma chiusa a un processo aperto e condiviso. In questa mostra, tale approccio si traduce in una sequenza di ambienti attivabili, pensati per accogliere pratiche quotidiane: musica, performance, lettura, convivialità, attività sociali.

Il percorso si apre con untitled 2026 (demo station no. 9), una piattaforma lignea a spirale ispirata alla Raumbühne di Friedrich Kiesler, che funziona come un palcoscenico in continua trasformazione. Qui, grazie alla collaborazione con realtà locali, si susseguono eventi e attività che rendono la mostra un organismo vivo.
L’intero progetto dialoga con la storia dell’architettura moderna: Tiravanija rilegge e riattiva modelli iconici di figure come Le Corbusier, Sigurd Lewerentz, Carlo Scarpa e Jean Prouvé, svuotandoli della loro funzione originaria per trasformarli in spazi di uso collettivo. Il celebre sistema Dom-ino, ad esempio, diventa una struttura abitabile e ludica, mentre modelli di case moderniste si trasformano in ambienti di gioco per bambini.
Il labirinto si configura così come una sequenza cinematografica: una successione di scene attraversabili, in cui il visitatore non è spettatore ma protagonista. Tra tende, strutture temporanee e spazi di cura — come untitled 1992 (cure), dove si è invitati a fermarsi e bere tè — emerge un’idea di architettura come spazio poroso, aperto alla condivisione.
All’uscita, nel Cubo, l’opera untitled 2009 (la casa costruita dal gatto) accoglie lavori di artisti vicini alla pratica di Tiravanija, tra cui Martha Rosler e Tobias Rehberger, restituendo una dimensione ancora più esplicita di comunità e scambio.
In questo contesto, il Pirelli HangarBicocca si conferma come uno dei luoghi più rilevanti per la sperimentazione contemporanea in Europa: un’ex fabbrica riconvertita in spazio di produzione culturale, capace di accogliere progetti che mettono in discussione le categorie tradizionali dell’arte.
The House That Jack Built non è semplicemente una retrospettiva, ma un invito a ripensare il museo come spazio di possibilità, dove l’arte diventa occasione di relazione, esperienza e costruzione collettiva di senso.
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Un labirinto da attraversare, abitare, condividere.
Da Pirelli HangarBicocca, Rirkrit Tiravanija trasforma l’architettura in esperienza viva: tra modernismo e partecipazione, lo spazio diventa relazione.
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