Dal 18 aprile al 3 luglio 2026, presso il Università del Witwatersrand di Johannesburg, apre al pubblico L’Atlante dell’incertezza: la trasformazione dei paesaggi urbani africani, un progetto espositivo e di ricerca che si impone come una delle riflessioni più urgenti e radicali sulle trasformazioni urbane contemporanee.
L’inaugurazione è prevista per il 18 aprile (10:00–15:00) all’Origins Centre, nel cuore di Braamfontein.
Ripensare la città a partire dall’incertezza
Nei primi vent’anni del XXI secolo, la popolazione urbana africana è cresciuta di 469 milioni di persone. Entro il 2050, si prevede che raggiungerà 1,4 miliardi. Non si tratta di una crescita periferica, ma di un epicentro: uno dei principali laboratori globali in cui si sta ridefinendo il futuro urbano.
Eppure, il linguaggio dominante – fatto di termini come crisi, disordine o ingovernabilità – appare ormai insufficiente. L’Atlante propone uno scarto radicale: le città africane non sono “in ritardo”, ma anticipano condizioni che stanno diventando globali.
Città come Accra, Nairobi e Johannesburg emergono così non come margini problematici, ma come spazi di sperimentazione, dove l’incertezza non è un difetto ma una condizione produttiva.
Pratiche artistiche come strumenti di conoscenza
La mostra riunisce un ampio gruppo di artisti internazionali – tra cui Adlan Yousif, Lebo Thoka, Tracy Akinyi, Peterson Kamwathi e molti altri – che lavorano attraverso film, installazioni, sculture, tessuti, suono e fotografia.
Le opere non illustrano semplicemente la città, ma ne attivano una percezione diversa. Si concentrano su:
- infrastrutture invisibili
- memorie stratificate
- traiettorie informali
- presenze spettrali
- dinamiche di frattura e riparazione
In questo senso, la pratica artistica si configura come dispositivo epistemologico, capace di intercettare ciò che sfugge alle rappresentazioni ufficiali.
Un atlante come dispositivo critico
L’esposizione è parte di un progetto più ampio – sviluppato da Oxford /Wits Mobility Governance Lab e dall’African Centre for Migration & Society – che include:
- un libro (Atlas of Uncertainty, in uscita nel 2027)
- una piattaforma digitale
- un sistema di mappe, dati e visualizzazioni
Qui, arte e ricerca si intrecciano: dati e narrazione, grafico e vissuto, astrazione ed esperienza convivono come forme complementari di conoscenza.
Più che offrire una mappa definitiva, l’Atlante costruisce un orientamento. Come afferma l’artista e storica dell’arte Thembinkosi Goniwe:
«L’Atlante non è né completo né assoluto, ma uno strumento politicizzato e reinventato per rimappare e mettere al centro l’informale, l’effimero, il ribelle e il collettivo.»
Verso un futuro già presente
L’Atlante dell’incertezza suggerisce un cambio di prospettiva necessario: il futuro urbano globale non si sta costruendo altrove, ma è già in atto nelle città africane.
Non come modello unico, ma come campo aperto di tensioni, adattamenti e possibilità.
Dopo Johannesburg, il progetto proseguirà nel 2027 con tappe ad Accra, Nairobi e Amsterdam, ampliando ulteriormente questo ecosistema di ricerca e immaginazione.
Caption
L’Africa urbana non è il “futuro da raggiungere”, ma il presente da comprendere.
L’Atlante dell’incertezza ribalta lo sguardo: città come Johannesburg, Accra e Nairobi diventano laboratori vivi dove leggere le trasformazioni globali.
Dal 18 aprile al 3 luglio 2026
Origins Centre, Johannesburg
Un progetto tra arte, ricerca e immaginazione radicale.
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