Nel 2026 – da maggio a dicembre – Monaco di Baviera dedica un intero anno all’arte nello spazio pubblico con Public Art München – Focus Year, un grande programma che trasforma la città in un laboratorio a cielo aperto dove artisti locali e internazionali interrogano il modo in cui comunichiamo con l’ambiente, lo attraversiamo e diventiamo parte attiva del suo funzionamento.
L’idea è semplice ma radicale: rallentare lo sguardo urbano e riscoprire lo spazio pubblico come luogo di possibilità, relazione e immaginazione collettiva. Dal weekend inaugurale del 14–17 maggio fino a dicembre, installazioni, performance, video e percorsi partecipativi ridisegnano la percezione quotidiana della città.
Il progetto aveva già preso avvio nell’autunno 2025 con il format “Public Art Passage”, inaugurato dall’artista Karimah Ashadu, che ha portato su undici monitor installati nelle vetrine storiche di Marienplatz il film Plateau (2021), dedicato alle condizioni di lavoro dei minatori indipendenti in Nigeria. Una prima dichiarazione di intenti: rendere visibili storie globali dentro il cuore urbano europeo.
Tra gli interventi principali del Focus Year spicca ABC – Always Be Communicating, di Christine Sun Kim e Thomas Mader, presentato nella Public Art Passage. Attraverso animazioni astratte, il progetto racconta l’evoluzione della lingua dei segni americana, ricordando come ogni comunità sviluppi sistemi comunicativi propri e come le barriere linguistiche siano anche questioni politiche e culturali. Il lavoro si inserisce nella ricerca di Sun Kim sul rapporto tra suono, linguaggio e accessibilità, spesso tradotti in forme visive e spaziali.
Accanto a questo, la video-installazione Pitch Invaders di Sofia Dona porta nel paesaggio urbano immagini d’archivio legate all’attivismo politico nel calcio: invasioni di campo, proteste e gesti collettivi diventano strumenti per riflettere sul rapporto tra sport, media e dissenso sociale.
Con Tree River, il collettivo OOZE (Eva Pfannes e Sylvain Hartenberg) insieme a Marjetica Potrč trasforma sette alberi monumentali della città in narratori viventi. Attraverso performance teatrali e installazioni mobili, gli alberi diventano testimoni del legame tra acqua, ecologia e vita urbana, invitando il pubblico a fermarsi e ascoltare.
Il progetto POOL PEOPLE di Christiane Huber guarda invece alle piscine all’aperto come luoghi di negoziazione democratica e diversità sociale: performance, installazioni sonore e momenti collettivi riflettono sulle tensioni culturali e sulle possibilità di convivenza.
Un forte asse politico attraversa il programma con Nachleben di Cana Bilir-Meier, un’opera composta da sculture mobili simili a cartelli stradali che creano luoghi commemorativi dedicati alle vittime della violenza di destra a Monaco. Il progetto nasce da interviste e dialoghi con sopravvissuti e comunità locali, trasformando la memoria in gesto condiviso e urbano.
L’artista e architetta Feda Wardak, con una monumentale scultura-gru presso il Kabelsteg, concentra l’attenzione sull’acqua come risorsa e sulla sua gestione politica. Le sue macchine idrauliche rendono visibili i percorsi dell’acqua nella città, trasformando infrastruttura e partecipazione civica in esperienza artistica.
Parallelamente, le Public Art Excursions attivano camminate performative e pratiche collettive: danze urbane, escursioni in bicicletta, passeggiate sonore, percorsi queer e azioni ecologiche fanno emergere memorie invisibili e comunità sommerse, trasformando la città in una mappa viva.
Il nuovo Artothek Pavillon, nel cortile di Burgstraße 4, diventa per due mesi un luogo di incontro e sperimentazione: serigrafia, musica, karaoke e talk invitano i visitatori non solo a osservare, ma a partecipare attivamente.
Più che una semplice rassegna, Public Art München 2026 appare come un dispositivo urbano: l’arte entra nella vita quotidiana, si mescola al flusso della città e restituisce allo spazio pubblico la sua dimensione politica e relazionale. In tempi in cui le città rischiano di trasformarsi in scenografie accelerate, questo progetto propone invece una pausa collettiva — un modo diverso di stare insieme, ascoltare e comunicare.
foto dal comunicato dell’iniziativa
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