Iniziata ieri 19 febbraio e in programma fino al 13 aprile 2026, il PalaisPopulaire di Berlino presenta OnView – Power, terza edizione della rassegna cinematografica che ogni primavera e autunno invita artisti internazionali a confrontarsi con un tema comune attraverso il linguaggio del film d’artista. Curata da Sara Bernshausen, la serie riunisce opere che interrogano il concetto di potere nelle sue molteplici declinazioni: forza, controllo, vulnerabilità, resistenza e trasformazione.
Il ciclo non propone una definizione unica, ma costruisce un paesaggio visivo dove il potere emerge come tensione costante tra gesto individuale e sistemi sociali, tra corpo e ideologia, tra struttura e possibilità di fuga.

Il potere come gesto, corpo, ripetizione
Tra le opere in programma, à la Motte (1993) di Rosemarie Trockel mette in scena una falena che lacera e ricuce un tessuto nero in un movimento continuo e reversibile. Il risultato è un’immagine sospesa tra creazione e distruzione, evocando una fatica ciclica che ricorda il mito di Sisifo.
La fisicità torna centrale in Wrestling (2002) di Jen DeNike, dove due adolescenti lottano in un prato estivo. Ripresi dall’alto, i loro corpi oscillano tra gioco e competizione, innocenza e tensione erotica, restituendo la sottile ambiguità insita nei rapporti di forza.
Mascolinità, lavoro e potere economico
Con Machine Boys (2024), Karimah Ashadu porta lo spettatore nelle strade di Lagos, tra i mototaxi “Okada” che continuano a operare nonostante il divieto governativo. Il film esplora la costruzione della mascolinità come performance sociale e mette in luce la fragilità economica di una classe lavoratrice precaria, mostrando come il potere sia spesso una maschera necessaria per sopravvivere.
Icone pop e potere mediatico
Il tema del controllo passa attraverso l’immaginario televisivo in Technology/Transformation: Wonder Woman (1978–79), dove Dara Birnbaum rielabora sequenze della celebre serie TV trasformando la metamorfosi della supereroina in un loop infinito. L’eroismo diventa così un dispositivo visivo che svela le contraddizioni della rappresentazione femminile.
In Dark in Dark (2012), Erkan Özgen mette in scena un gesto lento e simbolico di affermazione individuale in opposizione alle forze del fanatismo, affidando al paesaggio e al corpo il racconto di una possibile liberazione.
Relazioni, istituzioni e soft power
Il programma include anche Light/Dark, film tratto dalla performance del 1978 di Marina Abramović e Ulay, in cui i corpi diventano strumenti per esplorare dipendenza, dolore e relazione, rendendo visibile il potere che attraversa le dinamiche intime.
Con The Nuclear Football, il duo Korpys/Löffler segue invece la visita di George W. Bush a Berlino nel 2004, svelando i meccanismi nascosti dietro la macchina istituzionale del potere politico.
Chiude simbolicamente il percorso Casino Blooms (2026) di Shirin Sabahi, girato negli ultimi giorni dell’Expo 2025 di Osaka: un giardino fiorito destinato a scomparire diventa allegoria di una trasformazione silenziosa, dove il “soft power” si manifesta attraverso la promessa del cambiamento.
Un atlante visivo del potere contemporaneo
OnView – Power non è soltanto una rassegna di film, ma un atlante di immagini che mette in tensione corpi, istituzioni e paesaggi. Le opere dialogano tra loro mostrando come il potere non sia mai statico: può essere seduzione, resistenza, fatica, rituale o pura costruzione simbolica.
In un momento storico in cui le dinamiche di controllo e vulnerabilità attraversano ogni livello della società, il programma del PalaisPopulaire offre uno spazio di visione lenta e critica, dove il cinema d’artista diventa strumento per leggere il presente.
immagini dal comunicato dell’iniziativa
📌 Info
OnView – Power
📍 PalaisPopulaire, Unter den Linden 5, Berlino
📅 19 febbraio – 13 aprile 2026
🕒 mer–lun 11:00–18:00 | gio 11:00–19:00
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