Roma compie un passo atteso da tempo: al Mattatoio di Testaccio nasce il Centro della Fotografia di Roma, primo centro pubblico dedicato in modo strutturale alla cultura fotografica in città. L’apertura non è solo un nuovo spazio espositivo: è un segnale preciso dentro un disegno più ampio, quello della Città delle Arti, che punta a trasformare l’ex complesso industriale in un grande ecosistema culturale, pubblico, attraversabile e multifunzionale.
Il Centro – in Piazza Orazio Giustiniani 4 – apre al pubblico oggi, 30 gennaio 2026 – ed è stato inaugurato ufficialmente giovedì 29 gennaio alle ore 16:00 alla presenza del Sindaco di Roma Gualtieri, della Sindaca di Parigi Hidalgo e di una davvero ampia partecipazione di pubblico e addetti ai lavori.

Un progetto costruito nel tempo: il ruolo di Umberto Marroni
Dietro la nascita del Centro della Fotografia di Roma c’è un lavoro lungo, tenace, tutt’altro che scontato. Il progetto giunge oggi a compimento dopo oltre dieci anni di progettazione, durante i quali è stato necessario definire un’identità chiara, individuare un modello culturale solido e creare — spesso anche immaginandole — le condizioni concrete per il funzionamento dello spazio, fino a delineare un’istituzione stabile e riconoscibile.
In questo percorso, il ruolo di Umberto Marroni, amministratore delegato della Fondazione Mattatoio, è stato determinante. Marroni ha saputo tenere insieme visione e qualità progettuale e realizzativa, dimensione istituzionale e progetto culturale, accompagnando nel tempo la trasformazione di un’idea in un vero e proprio centro pubblico, che punta a superare la logica dell’evento o della programmazione episodica per affermarsi come presidio permanente per la fotografia a Roma.
Il senso di questo passaggio sta anche nelle parole che Marroni ha voluto condividere in occasione della presentazione: ha detto di essere “molto contento che il suo lavoro sia un bel regalo alla città” — una frase che restituisce bene il tono di un traguardo raggiunto come consegna pubblica, dopo anni di costruzione paziente.
Uno spazio contemporaneo per una disciplina in espansione
Il Centro trova casa nel Padiglione 9D del Mattatoio: un’architettura ripensata per accogliere mostre, attività pubbliche e servizi culturali. La sua forza sta nel dichiarare, fin dall’avvio, una doppia ambizione: essere al tempo stesso un luogo di riferimento per la fotografia in Italia e un nodo di dialogo con istituzioni europee e internazionali.
In questa direzione va anche l’impianto curatoriale inaugurale, che non sceglie una sola “linea” ma compone tre traiettorie complementari: grande fotografia del Novecento, ricerca contemporanea, sperimentazione sui linguaggi emergenti.
Tre mostre per aprire: Penn, Camporesi e “Campo visivo”
L’avvio del Centro è scandito da tre progetti espositivi, realizzati grazie all’attivazione di partnership che hanno contribuito alla produzione e all’allestimento delle mostre, in programma dal 30 gennaio al 29 giugno 2026.
1) Irving Penn. Photographs 1939–2007
Una selezione di capolavori dalla collezione della Maison Européenne de la Photographie (MEP) di Parigi, a cura di Alessandra Mauro, Pascal Höel e Frédérique Dolivet: un percorso che riporta al centro uno sguardo che ha riscritto le possibilità del ritratto di moda, con una precisione formale capace di diventare, ancora oggi, misura e provocazione.
2) Silvia Camporesi. C’è un tempo e un luogo
A cura di Federica Muzzarelli, la mostra intreccia immagine e stratificazione: l’autrice indaga il rapporto tra tempo, traccia e paesaggio culturale, aprendo una riflessione che, in un luogo come il Mattatoio, trova una risonanza particolare e si interroga sulle forme della memoria e della trasformazione.
3) Campo visivo: sperimentazione e linguaggi emergenti
È qui che si dichiara con chiarezza una delle intenzioni più interessanti del nuovo Centro: non solo “grandi nomi”, ma anche una piattaforma per pratiche, forme e sguardi in trasformazione. L’apertura di Campo visivo con Corpi reali, corpi immaginati (a cura di Daria Scolamacchia, con Forough Alaei, Kentsuke Koike, Alix Marie) stabilisce una grammatica: fare del Centro un luogo di produzione culturale, non un contenitore neutro.
Un inizio che pesa: perché questo Centro conta
A Roma, la fotografia è sempre stata presente — nei musei, nei festival, nelle fondazioni, nelle collezioni — ma raramente ha avuto un “centro” nel senso pieno del termine: un’istituzione con continuità, visione, programmazione e servizi dedicati. Il nuovo Centro si inserisce così in un passaggio urbano e culturale più ampio: la trasformazione del Mattatoio in Città delle Arti, che guarda al 2027 come traguardo di completamento del grande recupero. In questo scenario, il Centro della Fotografia funziona davvero come primo tassello: non un’aggiunta laterale, ma un dispositivo che può costruire pubblico, ricerca e dialogo internazionale, contribuendo a definire un nuovo asse culturale per Roma.
P.F.
📍 BOX INFO — Centro della Fotografia di Roma
Centro della Fotografia di Roma
📌 Mattatoio – Piazza Orazio Giustiniani 4, Roma
🖼 Apertura al pubblico:
dal 30 gennaio al 29 giugno 2026
📷 Mostre inaugurali:
– Irving Penn. Photographs 1939–2007
– Silvia Camporesi. C’è un tempo e un luogo
– Campo visivo. Corpi reali, corpi immaginati
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