Arte, magia, spiritualità e pratiche politiche da una prospettiva femminista

C’è tempo fino al 22 febbraio per entrare nel mondo delle Donne Magiche / Magical Women, la mostra in corso presso la Collezione Draiflessen di Mettingen, in Germania, aperta dal 26 ottobre 2025 al 22 febbraio 2026. Un’occasione preziosa per immergersi in un progetto espositivo che attraversa il XX e il XXI secolo e mette in dialogo arte, magia, spiritualità e pratiche politiche da una prospettiva femminista, intersezionale e decoloniale.

Il 15 febbraio, inoltre, la mostra sarà animata da un open house dalle ore 11 alle 17, con uno spettacolo di danza di Luana Rossetti e una lettura pomeridiana di fiabe, eventi che rafforzano il carattere esperienziale e rituale dell’intero progetto.


Magia come pratica critica

Magical Women riunisce posizioni artistiche storiche e contemporanee che affrontano la magia non come folklore o illustrazione simbolica, ma come metodo di conoscenza e strumento di resistenza. Streghe, sacerdotesse, veggenti, sciamane e figure rituali popolano da secoli l’immaginario femminile globale, oscillando tra fascinazione e paura, emancipazione e persecuzione. La mostra prende avvio proprio da questa ambivalenza.

Storicamente, tali figure sono state superfici di proiezione attraverso cui le società patriarcali hanno definito la devianza, l’alterità e il controllo dei corpi femminili. Donne magiche ribalta questa narrazione, riportando al centro pratiche artistiche che rivendicano il potenziale simbolico e politico del magico, sottraendolo alla demonizzazione e alla marginalizzazione.


Oltre la razionalità dominante

A lungo considerate superstizione o residuo premoderno, le pratiche spirituali ed esoteriche non sono mai scomparse dall’arte, ma hanno continuato a esistere come forme sotterranee di sapere. Negli ultimi decenni, numerose artiste hanno intrecciato il pensiero magico con strategie femministe, attiviste e anticoloniali, trasformandolo in un dispositivo critico capace di mettere in discussione gerarchie epistemologiche e sistemi di valori dominanti.

In questo contesto, la magia non è proposta come credenza, bensì come processo: un modo per produrre conoscenza incarnata, per immaginare futuri alternativi e per destabilizzare le opposizioni binarie tra ragione e immaginazione, scienza e mito, corpo e spirito.


Corpi, rituali, genealogie

Le opere in mostra attingono a gesti rituali, mitologie ancestrali, strategie performative e sistemi di credenze ibridi. Artiste storiche e contemporanee utilizzano la magia come pratica viva, capace di riscrivere le storie del corpo, della sessualità e del genere, aprendo spazi di interpretazione che sfidano identità fisse e narrazioni univoche.

La prospettiva è dichiaratamente femminista e intersezionale, attenta ai molteplici lignaggi culturali che attraversano le opere. La mostra si interroga su come le narrazioni cambino quando vengono osservate da punti di vista non dominanti e su come la magia possa funzionare come strumento di auto-emancipazione, rifiuto e invenzione di senso.


Le artiste e il progetto curatoriale

Tra le tredici posizioni artistiche presenti figurano Ana Mendieta, Rebecca Horn, Mary Beth Edelson, Zanele Muholi, Wangechi Mutu, Rosana Paulino, Gillian Wearing, Portia Zvavahera, insieme a Myrlande Constant, Cordula Ditz, Bev Grant / WITCH, Vivian Greven e Paloma Proudfoot. Un insieme eterogeneo che attraversa generazioni, geografie e linguaggi, ma unito da una comune tensione verso pratiche simboliche e politiche alternative.

Il progetto è curato da Birte Hinrichsen, che costruisce un percorso denso ma leggibile, capace di tenere insieme ricerca storica, attualità e immaginazione speculativa.


Un catalogo come spazio di approfondimento

A febbraio 2026 uscirà anche il catalogo della mostra, pubblicato da HIRMER Publishers in tedesco, inglese e olandese. Oltre a una prefazione e a un ampio saggio dedicato al progetto Magical Women, il volume includerà testi di approfondimento sulle tredici artiste, offrendo un importante strumento critico per proseguire la riflessione avviata dall’esposizione.


Donne magiche non propone risposte definitive, ma apre domande urgenti: in che modo la magia può diventare una forma di resistenza contemporanea? Quali altri mondi sono possibili se si rifiutano le epistemologie dominanti?


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