di redazione PiuVolume
C’è qualcosa di sorprendentemente vivo nella mostra 1+1. L’arte relazionale, curata da Nicolas Bourriaud con Eleonora Farina, aperta al MAXXI – di Roma e visitabile fino al 1° marzo 2026.
È la prima grande retrospettiva al mondo dedicata a quella che lo stesso Bourriaud, nel suo celebre saggio Esthétique relationnelle (1998), definì come «un insieme di pratiche artistiche che prendono come punto di partenza le relazioni umane e il loro contesto sociale, piuttosto che uno spazio autonomo o privato».

Oltre trent’anni dopo la nascita di questa “estetica della relazione”, 1+1 non si limita a ripercorrere una stagione cruciale dell’arte contemporanea, ma la riattiva: invita a prenderne parte.
Il titolo – semplice e disarmante – allude alla somma minima che dà origine a ogni incontro, alla soglia dove l’arte diventa relazione. Ma la mostra, come suggerisce il sottotitolo di questo articolo, è anche un’esperienza di narrazione condivisa. Ogni opera non è solo un gesto relazionale, ma anche una storia che si riapre.
Un racconto aperto
Curata in modo aperto e situazionale, 1+1 si sviluppa nella Galleria 3 e negli spazi interni ed esterni del MAXXI come una costellazione di esperienze.
L’allestimento si apre con Name Announcer di Pierre Huyghe, performance che accoglie il visitatore chiedendogli il nome e annunciandolo a voce alta: un atto di riconoscimento reciproco che trasforma l’ingresso in un rito di appartenenza.
Segue Love Drug (PEA) di Carsten Höller, boccetta contenente fenetilammina, la sostanza che il cervello produce negli stati d’innamoramento — un profumo che è promessa di emozione, memoria, chimica e desiderio.
La mostra alterna gesti intimi e dispositivi collettivi: le installazioni olfattive di Höller, il pad thai cucinato in galleriada Rirkrit Tiravanija, la colonna video di Kutlug Ataman, la quadreria contemporanea con Vanessa Beecroft, Maurizio Cattelan, Santiago Sierra, fino ai cioccolatini e alle pile di fogli rossi di Felix Gonzalez-Torres, che il visitatore può toccare, prendere, condividere.
Ogni descrizione d’opera nel percorso, accuratamente redatta, si chiude con una domanda: un invito al dubbio e all’empatia, che restituisce la tensione e l’imprevedibilità di chi ha vissuto la relazione artistica in prima persona.

Dialoghi e genealogie
L’allestimento non si limita a celebrare il “canone” dell’arte relazionale, ma ne estende la genealogia.
Accanto ai protagonisti del movimento – Huyghe, Tiravanija, Gillick, Parreno – troviamo figure che ne hanno anticipato le istanze: Lygia Clark con i suoi “oggetti relazionali”, Sophie Calle con l’opera ROOM 44, Hélio Oiticica con i Parangolé, e Franz West con i suoi Passstücke da usare e condividere.
In questa prospettiva, l’inclusione di Maria Lai assume un valore quasi simbolico: la sua opera intreccia relazioni, linguaggi e comunità, aprendo il racconto dell’arte relazionale oltre i confini stabiliti da Bourriaud, e riconnettendolo alle pratiche poetiche e comunitarie del Mediterraneo.
Micro-utopie quotidiane
Come osserva la curatrice associata Eleonora Farina, la mostra invita a “fermarsI, riconoscersi, partecipare”.
Ogni terrazza, rampa o sala del museo diventa spazio di micro-utopia: Column di Kutlug Ataman, Exit Seating di Angela Bulloch, i cioccolatini e i fogli rossi di Felix Gonzalez-Torres sono gesti di dono, memoria e tempo condiviso.
Il collettivo bengalese Britto Arts Trust attiverà ogni settimana una cucina sociale e un orto urbano con il progetto Pakghor & Palan, in collaborazione con Slow Food Roma, mentre gli artisti brasiliani OPAVIVARÁ! invitano a entrare nel loro spazio immersivo na moita, pensato come luogo d’incontro e sospensione.
Una mostra che sospende e sorprende
1+1 è una mostra aperta e coinvolgente, che riesce a sospendere e sorprendere.
Riesce nell’intento di restituire quella sensazione di spaesamento fertile che accompagna ogni relazione autentica, trasformando l’esperienza estetica in un’esperienza di presenza.
Come scrive Bourriaud, «quando, negli anni Novanta, parlavamo di relazione, la consideravamo materia dell’arte. Oggi lo è più che mai».
In un’epoca dominata da connessioni digitali e interazioni disincarnate, la mostra al MAXXI ci ricorda che l’arte relazionale non è un capitolo del passato, ma una pratica ancora necessaria, capace di restituire senso alla presenza, alla cura, alla possibilità di un “noi”.
E se l’arte, come suggerisce il titolo, è 1+1, allora questa mostra ci invita a completare l’equazione.
📍 MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma
🗓 29 ottobre 2025 – 1° marzo 2026
💡 A cura di Nicolas Bourriaud, curatore associato Eleonora Farina
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