Berlino, Artistic Research Festival: l’ultima festa prima del silenzio?

Dal 2 al 7 novembre 2025 Berlino ospita l’Artistic Research Festival, un progetto diffuso che prende forma in diversi spazi della città – tra cui SAVVY Contemporary, Cashmere Radio, SİNEMA TRANSTOPIA, Alpha Nova & Galerie Futura e Sophiensæle – per presentare i risultati e le traiettorie di ricerca dei borsisti del Berliner Programm Künstlerische Forschung.

Curato da Rike Frank con il coordinamento di Mihaela Chiriac e la comunicazione di Philicia Kraatz, il festival raccoglie un insieme di pratiche che interrogano il modo in cui la conoscenza prende corpo: non soltanto attraverso il linguaggio, ma anche nel movimento, nel suono, nella materia e nella relazione. Un’idea di ricerca artistica intesa come forma di pensiero incarnato, comunitario e trasformativo.

Gli artisti invitati – tra cui Anton Kats, Luise Schröder, İz Öztat, Mykola Ridnyi, Dan Lie, Jessica Ekomane, Anta Helena Recke, Henrike Naumann, Anna Zett, Pary El-Qalqili, Marta Popivoda e Holly Herndon – danno vita a una costellazione di performance, installazioni, proiezioni, letture e composizioni sonore che esplorano le tensioni tra corpo e politica, memoria e linguaggio, individuale e collettivo.
Ogni intervento appare come una “forma di vita” autonoma che contribuisce a costruire una comunità di pensiero e di ascolto: dalla conversazione di Anton Kats e Rike Frank su Sudnozavod presso SAVVY Contemporary, alle riflessioni sulla resistenza femminile e lesbica di Luise Schröder in Die Antwort lautet: NEIN; dalle strategie performative di İz Öztat e Mykola Ridnyi sul rapporto tra azione e violenza sistemica, fino ai paesaggi sonori curativi di Jessica Ekomanea Cashmere Radio. La serata conclusiva ai Sophiensæle riunisce i diversi linguaggi in un mosaico performativo che celebra la pluralità come metodo di ricerca e come forma di resistenza.

Ma il festival, oltre a essere un momento di apertura e scambio, è anche un grido d’allarme.
Nonostante il riconoscimento internazionale del Berlin Artistic Research Programme, la coalizione CDU/SPD ha escluso dal bilancio culturale 2026/27 i fondi necessari per la sua prosecuzione. Una decisione che – se confermata – comporterebbe la chiusura definitiva di un’esperienza unica in Europa, nata nel 2020 per sostenere le pratiche di ricerca artistica indipendente e transdisciplinare.

Si tratta di una scelta politica che segna una perdita profonda, non solo per Berlino ma per l’intero ecosistema europeo della cultura contemporanea. Il taglio dei fondi non colpisce semplicemente un programma, ma mina un laboratorio pubblico di conoscenza condivisa, in cui arte e pensiero si intrecciano per ridefinire il ruolo sociale dell’artista e la responsabilità della ricerca come bene comune.

Il rischio concreto è che questa chiusura rappresenti una forma di “furto del futuro”: la sottrazione di uno spazio di libertà intellettuale e di sperimentazione collettiva proprio nel momento storico in cui la ricerca artistica mostra tutta la sua urgenza politica.
In un’epoca segnata da nuove polarizzazioni e da una crescente precarizzazione del lavoro culturale, difendere luoghi come il Berliner Programm Künstlerische Forschung significa difendere la possibilità stessa di pensare diversamente.

L’Artistic Research Festival non è dunque solo una celebrazione, ma un atto di resistenza.
Un modo per affermare che la ricerca artistica non appartiene a un’élite, ma a una comunità di cittadini che credono nella forza trasformativa dell’arte come pratica di conoscenza e come forma di democrazia.

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qui sito dell’iniziativa dal quale è tratta l’immagine di copertina

di redazione PiuVolume