Arte come lessico vegetale, al PAV

Binta Diaw. Dove le liane s’intrecciano

Resistenze, alleanze, terre
di Redazione PiùVolume

“Come le liane, ci sosteniamo a vicenda, intrecciando le nostre fragilità per resistere al vento.”
— Binta Diaw

Al PAV – Parco Arte Vivente di Torino, dal 31 ottobre 2025 all’8 marzo 2026, prende forma Dove le liane s’intrecciano. Resistenze, alleanze, terre, la nuova personale di Binta Diaw, a cura di Marco Scotini.
L’artista italo-senegalese (classe 1995) dà corpo a una delle mostre più intense e necessarie di questa stagione, dove la materia vegetale e quella politica si fondono in un’unica trama.


Un lessico vegetale della resistenza

La mostra prende avvio da un’immagine semplice e potentissima: la liana, pianta tropicale che vive solo intrecciandosi ad altre, trovando sostegno nella relazione.
È una metafora organica di resilienza, alleanza e interdipendenza, ma anche una visione del mondo in chiave ecofemminista e diasporica, capace di unire corpi, terre e memorie.
In questo intreccio, Diaw costruisce un linguaggio corale, dove il vegetale diventa un dispositivo politico e poetico.

L’artista indaga le relazioni invisibili tra corpi e territori: i legami spezzati dalla colonizzazione, le genealogie sommerse delle donne afrodiscendenti, le storie nascoste nel gesto di intrecciare, seminare, camminare.
La sua materia è viva — terra, semi, capelli sintetici, corde, fibre — e la sua poetica si muove tra cura e dissidenza.


Diaspora, corpo, semina

Al centro dell’esposizione emergono due opere chiave.
La prima, Dïà s p o r a, già presentata alla 12ª Berlin Biennale, è un intreccio sospeso di trecce sintetiche: un reticolo di fili che ricordano i capelli intrecciati delle donne africane, dentro cui — racconta la storia — le schiave nascondevano semi, mappe, memorie di sopravvivenza.
Diaw trasforma quella tradizione in un atto di resistenza collettiva: la materia diventa voce, la bellezza diventa architettura della memoria.

La seconda, Chorus of Soil, fonde la terra e il trauma.
Sul pavimento, l’artista disegna la pianta del mercantile Brooks, la nave che nel XVIII secolo deportò migliaia di africani attraverso l’Atlantico.
Il tracciato, realizzato con semi di pomodoro e melone, germoglia lentamente durante la mostra, convertendo la violenza coloniale in gesto di rigenerazione.
La pianta diventa giardino, e il giardino diventa coro.


Il corpo come paesaggio

Nei lavori della serie Paysage Corporel, Diaw fonde il corpo e la terra.
Le sue impronte in gesso, i rilievi, le stratificazioni materiche evocano una geografia intima in cui la pelle diventa suolo e il respiro ecosistema.
Fuori, nel cortile del PAV, l’installazione Naître au monde, c’est concevoir (vivre) enfin le monde comme relation — ispirata alle letture ecofemministe sulle mangrovie del Senegal — porta all’aperto la stessa idea: nascere significa mettersi in relazione, riconoscere che ogni vita è radicata in un’altra.

Completa la mostra il video Essere corpo, un montaggio di gesti e respiri che attraversa tutte le installazioni: il corpo come memoria in movimento, come archivio del vivente.


Un museo-ecosistema

Con Dove le liane s’intrecciano, Marco Scotini prosegue il lavoro pluriennale del PAV sull’ecologia politica dell’arte, in dialogo con figure come Navjot Altaf, Arahmaiani e Regina José Galindo.
L’istituzione torinese, fondata da Piero Gilardi, si conferma come uno dei pochi luoghi in Europa capaci di unire pratica artistica, pedagogia e attivismo ecologico.
In questo senso, la mostra di Diaw non è solo un’esposizione, ma un atto di alleanza tra comunità, specie e memorie.

Come le liane del titolo, l’arte di Binta Diaw cresce per contatto, intrecciando linguaggi, storie e visioni.
La sua forza non è nell’immagine, ma nel modo in cui ci costringe a pensare la relazione come forma di sopravvivenza.


Scheda mostra

📍 PAV – Parco Arte Vivente, Via Giordano Bruno 31, Torino
📅 31 ottobre 2025 – 8 marzo 2026
🧭 A cura di Marco Scotini
🌍 Con il sostegno di: Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Regione Piemonte, Città di Torino
💬 Parte del progetto europeo Re-Imagine Europe / New Perspectives for Action


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foto di copertina dal sito della mostra