Fantastica, a Roma una Quadriennale come macchina d’invenzione collettiva

“l’arte contemporanea è una risorsa, per l’opportunità che offre di aprire sguardi laterali sulle cose, filtri di lettura inusitati, vie d’uscita inattese, anche quando ci spiazza, confonde, come in un invito a smarrirci e ritrovarci.”
— Luca Massimo Barbero

Con questa affermazione, che apre il catalogo e la sezione sull’autoritratto, Barbero definisce la natura ibrida e riflessiva della 18ª Quadriennale d’Arte di Roma – Fantastica, aperta al Palazzo delle Esposizioni fino al 18 gennaio 2026.
È un progetto ambizioso, non solo per la mole (54 artisti, 187 opere, 16 under 35 e 45 prime partecipazioni), ma per il tentativo dichiarato di ripensare la Quadriennale come laboratorio più che mostra, come piattaforma generativa e non retrospettiva.
L’intento non è più “fotografare” la scena italiana, ma agire sulla sua costruzione, proiettando il presente verso il possibile.


Una mostra di cinque mondi

Ideata sotto la direzione artistica di Umberto Barbera e articolata in cinque sezioni curate da Luca Massimo Barbero, Francesco Bonami, Emanuela Mazzonis di Pralafera, Francesco Stocchi e Alessandra Troncone, Fantastica disegna un atlante del XXI secolo attraverso lenti diverse ma comunicanti.
Le cinque mostre autonome, disseminate lungo i 2.000 metri quadrati del Palazzo delle Esposizioni, si intrecciano come cinque racconti che condividono lo stesso linguaggio visivo ma prospettive divergenti.

Barbero, in La mia immagine è ciò da cui mi faccio rappresentare, esplora la reinvenzione dell’autoritratto come gesto concettuale, post-identitario, attraversato dai media e dal digitale.
Bonami, con Memoria piena. Una stanza solo per sé, lavora sul paradosso del troppo: l’archivio, la sovrabbondanza, la memoria diventata rumore.
Mazzonis di Pralafera, in Il tempo delle immagini (Immagini fuori controllo?), costruisce un percorso fotografico e post-fotografico dove l’immagine è corpo, presenza, e spesso disfunzione.
Stocchi, con la sua sezione volutamente senza titolo, interroga l’opera come processo e non come oggetto, insistendo sul valore del fare e sullo spazio come materiale.
Infine, Troncone firma Il corpo incompiuto, un attraversamento del tema corporeo nelle sue mutazioni mitiche, sociali e tecnologiche: il corpo come costellazione di identità fluide, come scena e come archivio.


Architettura e linguaggio

Il progetto espositivo, disegnato da BRH+/Barbara Brondi & Marco Rainò, conferisce alla Quadriennale una struttura organica, attraversabile come una città temporanea.
Le pareti traslucide, i velari, i corridoi interni diventano dispositivi ottici e simbolici: la mostra si respira, non si percorre.
L’identità visiva di Studio Sonnoli, con quella “F” monumentale che domina la facciata, non è solo marchio ma dichiarazione di poetica: Fantastica è un verbo, un atto continuo di invenzione.

La sensazione, per chi attraversa le sale, è quella di entrare in una macchina del pensiero: un percorso dove il tempo dell’arte si dilata, e il visitatore è spinto a muoversi dentro uno spazio mentale, fatto di ritorni e divergenze.

“Fantastica non è un aggettivo ma una modalità,” afferma Barbero. “È il tentativo di riattivare l’immaginazione come strumento critico, non come fuga dal reale.”

Tra i molti artisti in mostra, ci piace annotare l’ ironia tagliente e la capacità di rendere politico il linguaggio visivo di Jacopo Benassi segue foto:

e il duo Vedovamazzei (Maristella Scala e Simeone Crispino). segue foto:

Benassi, inserito nella sezione di Mazzonis, porta alla Quadriennale la sua energia punk, corrosiva e irriverente. Di Vedovamazzei, e il loro intervento, all’interno della sezione di Barbero, abbiamo ammirato la grammatica ironica dell’oggetto d’arte. Il gioco linguistico diventa dispositivo politico: smontare, ribaltare, ridere.


Un coro di visioni

Fantastica funziona perché non pretende di dare risposte.
Ogni sezione si apre come un racconto indipendente e, insieme, come parte di un sistema più grande.
Le opere dialogano ma non si spiegano: le immagini si sovrappongono, le voci si contraddicono, gli sguardi si moltiplicano.
C’è un senso di vitalità, anche di confusione, ma è una confusione fertile, quella che appartiene alle stagioni di passaggio.

Il merito dei cinque curatori è quello di aver accettato la complessità.
Bonami gioca con l’ironia e la memoria; Barbero con il doppio e l’identità; Mazzonis con il dispositivo visivo; Stocchi con l’idea di processo; Troncone con la carne e la mutazione.
Nessuno dei cinque impone una lettura dominante: la Quadriennale non è un manifesto, ma un coro.


Una mostra aperta al pubblico e alla città

A completare la mostra, un fitto programma di talk, performance e incontri pubblici, curato da Nicolas Ballario, accompagna la rassegna durante i tre mesi di apertura.
L’obiettivo è chiaro: trasformare la Quadriennale in un’esperienza processuale, non in un evento concluso.
Al piano superiore, la mostra storica I giovani e i maestri: la Quadriennale del 1935, curata da Walter Guadagnini, riporta alla luce la genealogia di un’istituzione che, fin dal suo nascere, è stata il riflesso delle tensioni e dei sogni del Paese, rimarchevole l’allestimento con richiami a giornali dell’epoca.

Oggi, dopo quasi novant’anni, Fantastica restituisce quella stessa urgenza: raccontare l’Italia non come archivio, ma come campo di forze, dove arte e politica si confrontano nel presente.


Conclusione

La 18ª Quadriennale d’Arte – Fantastica segna un momento cruciale per il sistema dell’arte italiana.
Non tanto per la quantità di opere o per la qualità dei nomi, quanto per il coraggio di abbandonare l’idea di mostra totale per abbracciare quella di organismo aperto.
Un luogo dove l’arte non illustra, ma agisce: immagina, interrompe, espone se stessa come linguaggio vivo.

Se questa Quadriennale funziona è perché rinuncia al mito della chiarezza e abbraccia quello della complessità, restituendo al pubblico la libertà — e la responsabilità — di perdersi.

#QuadriennaleFantastica #Roma #PalazzoDelleEsposizioni #Benassi #Vedovamazzei #ArteContemporanea #PiùVolume #Mostre2025 #Curatela #Barbero #Bonami #Mazzonis #Stocchi #Troncone