Come si costruisce una comunità artistica in tempi di crisi? Come si condividono risorse, lavoro e conoscenza quando i modelli istituzionali tradizionali sembrano sempre più fragili?
Sono alcune delle domande che attraversano il nuovo programma annuale di de Appel, storico centro per l’arte contemporanea di Amsterdam che nei prossimi mesi presenterà mostre, programmi pubblici e progetti di ricerca dedicati ai temi della cooperazione, delle economie artistiche e delle strutture di potere che attraversano il mondo dell’arte.
Più che una semplice programmazione espositiva, il calendario 2026-2027 di de Appel appare come una riflessione estesa su come organizzarsi collettivamente in un presente segnato da precarietà economica, crisi politiche e trasformazioni profonde delle istituzioni culturali.
Costruire una casa senza mattoni
Il progetto centrale dell’estate è Building a House Without Bricks, sviluppato dal collettivo di collettivi damdam, nato dalla collaborazione tra il De Appel Curatorial Programme, il master Lumbung Practice del Sandberg Instituut e Gudskul di Jakarta.
Il titolo è già una dichiarazione d’intenti.
La “casa” non viene intesa come architettura fisica ma come infrastruttura sociale capace di sostenere pratiche collettive, reti di solidarietà e forme di redistribuzione delle risorse.
Il progetto si articola attorno a tre domande fondamentali:
- Come organizzarsi?
- Come distribuire lavoro e risorse?
- Come condividere ciò che produciamo?
Dopo un programma pubblico di tre giorni ospitato a giugno presso OT301, il secondo capitolo prenderà forma negli spazi di de Appel attraverso una mostra che utilizza oggetti, strumenti e dispositivi come mezzi per riflettere sulle economie della cooperazione.
Più che opere finite, i collettivi coinvolti presentano sistemi di scambio e modelli di redistribuzione che cercano di trasferire valore e risorse tra contesti differenti, mettendo in discussione le logiche economiche dominanti.
L’arte entra nei mercati della città
La riflessione sulle economie alternative prosegue con il progetto de Appel Kiosk.
Per tutta l’estate artisti come Alina Lupu, _ao_ao_ing ensemble e Hi, Jack! Publishing lavoreranno nei mercati popolari di Amsterdam, trasformando il chiosco in un dispositivo di scambio tra arte e vita quotidiana.
L’idea è semplice ma radicale: portare le pratiche artistiche fuori dagli spazi espositivi tradizionali per inserirle all’interno dei luoghi dove si producono relazioni economiche e sociali reali.
Attraverso materiali di scarto, catene di approvvigionamento globali, linguaggio ed economie interspecie, i progetti interrogano il modo in cui il valore viene prodotto, distribuito e trasformato nella società contemporanea.
La questione della classe nel mondo dell’arte
Uno degli appuntamenti più interessanti del programma sarà però il ritorno di Lapdogs of the Bourgeoisie.
A vent’anni dalla sua prima formulazione, il progetto curato originariamente da Nav Haq e Tirdad Zolghadr viene ripensato da Eszter Szakács e Tirdad Zolghadr per affrontare una questione raramente discussa apertamente nel sistema dell’arte: il ruolo della classe sociale.
Chi può permettersi di diventare artista?
Chi ha accesso alle reti internazionali, alle residenze, ai percorsi formativi e alle opportunità professionali?
Quanto incidono le condizioni economiche e sociali sulla produzione artistica contemporanea?
Attraverso archivi, opere e programmi pubblici, il progetto affronta una delle grandi contraddizioni del sistema culturale contemporaneo: la difficoltà di discutere la questione di classe in un settore che spesso si presenta come progressista e inclusivo.
Cinema, archivi e lotte di liberazione
Il programma si concluderà con Subversive Film: An Exercise in Assembling, progetto sviluppato dal collettivo di ricerca cinematografica Subversive Film tra Bruxelles e Ramallah.
Attraverso materiali provenienti da Palestina, Cuba, Algeria, Sahara Occidentale, Guinea-Bissau, Vietnam e altre geografie della decolonizzazione, il progetto costruisce un archivio in movimento delle lotte di liberazione del Novecento.
Più che una semplice rassegna cinematografica, An Exercise in Assembling propone un montaggio politico di immagini e corpi che si organizzano collettivamente contro le forme di violenza coloniale, capitalista, patriarcale e razziale.
Un laboratorio per immaginare altre istituzioni
Osservando nel suo insieme il programma di de Appel emerge una domanda che attraversa tutte le iniziative: come costruire istituzioni culturali capaci di sostenere pratiche collettive senza riprodurre le stesse gerarchie economiche e sociali che dichiarano di voler criticare?
In un momento in cui molte organizzazioni artistiche europee stanno ripensando il proprio ruolo, de Appel sceglie di trasformare il proprio spazio in un laboratorio aperto dove economia, politica, pedagogia e arte diventano strumenti per immaginare nuove forme di convivenza culturale.
Informazioni pratiche
Building a House Without Bricks
- Programma pubblico: 12–14 giugno 2026, OT301, Amsterdam
- Mostra: 3 luglio – 14 agosto 2026, de Appel
Lapdogs of the Bourgeoisie
- 12 settembre 2026 – 20 novembre 2027
Subversive Film: An Exercise in Assembling
- 12 dicembre 2026 – 12 febbraio 2027
📍 de Appel
Tolstraat 160, Amsterdam
Orari: mercoledì–domenica, 14.00–20.00
Caption
Come organizzarsi? Come condividere risorse? Come costruire pratiche collettive in tempi di crisi?
Con Building a House Without Bricks, Lapdogs of the Bourgeoisie e Subversive Film, de Appel trasforma Amsterdam in un laboratorio dedicato alle economie artistiche, alla cooperazione e alle strutture di potere che attraversano il mondo dell’arte.
Un programma che parla di collettivi, classe sociale, redistribuzione e nuove forme di istituzione culturale.
Hashtag
#deAppel #Amsterdam #ContemporaryArt #CollectivePractice #Lumbung #Gudskul #ArtAndPolitics #ArtEconomy #CulturalCommons #BuildingAHouseWithoutBricks #SocialPractice #CuratorialPractice #CollectiveArt #AlternativeInstitutions #ArtAndCommunity #SubversiveFilm #LapdogsOfTheBourgeoisie #CriticalArt #ContemporaryCulture #PoliticalArt #CulturalEcologies #PiuVolume #ArtSpaces #ExperimentalArt
