Chi costruisce davvero il progresso tecnologico? E quali corpi hanno sostenuto, spesso invisibilmente, la storia della modernità industriale?
Con Labouring Bodies, il Museo Tinguely di Basilea propone una rilettura radicale del rapporto tra corpo, lavoro e tecnologia, osservandolo da una prospettiva femminista che attraversa oltre un secolo di storia, dai primi del Novecento fino all’era degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale.
Curata dalla storica dell’arte Sandra Beate Reimann, la mostra riunisce artiste e artisti di diverse generazioni per interrogare una questione spesso rimasta ai margini delle narrazioni ufficiali della modernità: il ruolo centrale dei corpi femminilizzati e marginalizzati nei processi di industrializzazione, automazione e innovazione tecnologica.
Se la teoria critica occidentale ha tradizionalmente concentrato la propria attenzione sulla figura dell’operaio industriale maschile e sulla sua alienazione, Labouring Bodies sposta il focus verso altre forme di lavoro spesso invisibili: il lavoro domestico, la cura, la riproduzione biologica, il lavoro a domicilio, le catene di montaggio, fino alle nuove forme di precarietà e sfruttamento digitale.
Un riferimento fondamentale della mostra è il pensiero di Silvia Federici, che ha mostrato come il capitalismo abbia trasformato il corpo femminile in una risorsa produttiva e riproduttiva, sottoponendolo a processi di disciplinamento e meccanizzazione tanto quanto quelli sperimentati nelle fabbriche.
Attraverso fotografie, installazioni, film, sculture e opere multimediali, il percorso mette in luce come la tecnologia non sia mai stata neutrale. Dalle macchine da scrivere alle fotocopiatrici, dai telai tessili ai sistemi informatici contemporanei, la mostra evidenzia il modo in cui molte innovazioni siano state costruite sul lavoro femminile pur rimanendo escluse dalle narrazioni ufficiali del progresso.
Particolarmente interessante è la sezione dedicata alle connessioni storiche tra il telaio e il computer. Una genealogia spesso dimenticata che mostra come le logiche della programmazione e dell’automazione abbiano radici profonde nelle tecnologie tessili sviluppate nel XIX secolo, tradizionalmente associate al lavoro femminile.
La mostra affronta inoltre un tema estremamente contemporaneo: il lavoro invisibile che sostiene l’economia digitale globale. Dietro algoritmi, intelligenze artificiali e piattaforme tecnologiche esiste infatti un’enorme quantità di lavoro umano dedicato all’elaborazione, classificazione e annotazione dei dati, spesso svolto in condizioni precarie e scarsamente riconosciute.
Accanto alle opere storiche di figure come Berenice Abbott, Rebecca Horn, Niki de Saint Phalle e Jean Tinguely, il percorso presenta il lavoro di artiste contemporanee come Tabita Rezaire, Juliana Huxtable, Katja Novitskova, Ani Liu e Monira Al Qadiri.
Il risultato è una mostra che non si limita a rileggere il passato, ma interroga direttamente il presente. In un momento in cui automazione, AI e piattaforme digitali stanno ridefinendo il concetto stesso di lavoro, Labouring Bodies ricorda che ogni tecnologia è sempre anche una questione politica, sociale e corporea.
Più che una storia delle macchine, la mostra racconta quindi una storia dei corpi che le hanno rese possibili.
Informazioni pratiche
Labouring Bodies
Museo Tinguely
Paul Sacher-Anlage 1, Basilea, Svizzera
Orari
- Martedì – Domenica: 11.00 – 18.00
- Giovedì: 11.00 – 21.00
Eventi principali
- Glocken-Wolle secondo Margaret Raspé — 16 luglio 2026, ore 18.00
- Conferenza di Marilou Schultz — 29 agosto 2026, ore 14.00
- Transform Your Body into a Machine con Ernestyna Orlowska — 29 agosto 2026, ore 16.00
Il catalogo della mostra sarà disponibile anche in formato PDF gratuito scaricabile dal sito del museo a partire dal 9 giugno 2026.
Caption
Chi costruisce davvero la tecnologia?
Al Museo Tinguely di Basilea, Labouring Bodies ripercorre oltre un secolo di relazioni tra corpo, lavoro e macchine da una prospettiva femminista, mettendo in luce il contributo spesso invisibile delle donne alla storia del progresso tecnologico.
Tra automazione, cura, lavoro domestico, produzione industriale e intelligenza artificiale, la mostra propone una rilettura politica della modernità che parla direttamente al nostro presente.
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