“Provare l’inaspettato” è il titolo della prima edizione della Biennale del Clima che trasforma Avilés in un laboratorio diffuso di immaginazione ecologica, arte contemporanea e partecipazione territoriale.
Dal 12 giugno al 20 settembre 2026 la città di Avilés, nelle Asturie, ospita la prima edizione della Biennale del Clima: arte, industria e territorio, un nuovo appuntamento internazionale che sceglie di affrontare la crisi climatica non come tema astratto, ma come esperienza concreta inscritta nei paesaggi, nelle infrastrutture e nelle memorie collettive.
Curata da Amanda Masha Caminals, la biennale prende forma all’interno di un territorio profondamente segnato dalla storia industriale. Qui il clima non è un fenomeno distante: si manifesta nelle maree che attraversano gli ex cantieri navali, nell’umidità che si deposita sulle strutture d’acciaio, nei sedimenti del fiume e nelle trasformazioni di un paesaggio che continua a ridefinirsi tra industria, natura e vita urbana.
Con il titolo “Provare l’inaspettato”, la manifestazione si sviluppa attraverso tredici sedi espositive distribuite tra la città e il territorio circostante, coinvolgendo oltre quaranta artisti, ricercatori e realtà locali e internazionali. Più che una mostra diffusa, la Biennale del Clima si configura come un dispositivo culturale che intreccia arte contemporanea, ricerca territoriale e pratiche di cittadinanza attiva.
L’impianto curatoriale si articola in tre sezioni concettuali: Weather Station, Present Industries e Grief and Joy, che esplorano rispettivamente i sistemi di osservazione atmosferica, le trasformazioni delle economie industriali e le dimensioni emotive legate alla crisi ecologica. Tra gli artisti invitati figurano Lawrence Abu Hamdan, Gabriela Bettini, Carolina Caycedo, Otobong Nkanga, Amanda Piña, Mario Santamaría, Naiza Khan e Rotor Studio, con opere che spaziano dalla scultura al video, dal suono alla ricerca interdisciplinare.
Uno degli aspetti più interessanti della biennale è la sua estensione oltre il formato espositivo tradizionale. Attraverso En Colectivo, programma curato da Zoe López, l’iniziativa sostiene pratiche comunitarie già attive nelle aree rurali delle Asturie, mettendo in relazione il lavoro degli artisti con forme locali di resilienza e gestione sostenibile del territorio.
Allo stesso modo, il programma Arte + Istruzione, sviluppato con La Benéfica de Piloña, trasforma le scuole in luoghi di ricerca e sperimentazione condivisa. Progetti come il Giardino Nomade di Bibliokepos propongono nuovi modi di concepire lo spazio pubblico come infrastruttura ecologica, educativa e relazionale.
Sotto la direzione di Atelier itd ed El Día Después, il programma pubblico amplia ulteriormente la portata della manifestazione attraverso oltre sessanta attività tra laboratori, percorsi partecipativi, esplorazioni del patrimonio industriale, pratiche di eco-fiction e incontri comunitari. In questo contesto la transizione ecologica viene interpretata come un processo culturale condiviso, nel quale immaginazione collettiva, partecipazione e costruzione di nuove forme di convivenza diventano strumenti fondamentali per affrontare il cambiamento.
Più che una biennale dedicata al clima, il progetto di Avilés propone una riflessione sul modo in cui arte, territorio e comunità possano contribuire a immaginare nuovi scenari di trasformazione. In un momento storico in cui le questioni ambientali tendono spesso a essere affrontate attraverso dati, emergenze e strategie tecniche, “Provare l’inaspettato” restituisce spazio alla dimensione culturale del cambiamento, mostrando come il futuro possa essere sperimentato anche attraverso pratiche artistiche, relazioni sociali e forme condivise di abitare il mondo.
La Biennale del Clima è promossa dal Ministero per la Transizione Ecologica e la Sfida Demografica, dal Ministero della Cultura, dal Ministero dell’Edilizia Abitativa e dell’Agenda Urbana della Spagna, dal Principato delle Asturie, dal Comune di Avilés e dalla Fondazione Atelier itd, con il sostegno della Fondazione Daniel e Nina Carasso e del Community Arts Lab di Porticus.
Dal 12 giugno al 20 settembre 2026, oltre quaranta artisti internazionali e decine di iniziative territoriali esplorano nuovi modi di immaginare il rapporto tra ambiente, memoria industriale e futuro condiviso.
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