Al MUSE Articolo 27, la cultura che crea opportunità
La conoscenza come strumento di riabilitazione, il museo come luogo di possibilità concrete. Con “Articolo 27”, il MUSE – Museo delle Scienze di Trento avvia un progetto di equità sociale rivolto alle detenute e ai detenuti della Casa Circondariale di Trento, riaffermando con forza il ruolo delle istituzioni culturali come attori attivi nei processi di inclusione e giustizia sociale.

Il progetto prende il nome dall’articolo 27 della Costituzione italiana, che sancisce la funzione rieducativa della pena. Un principio che qui si traduce in pratiche concrete: formazione, lavoro, cura e produzione culturale diventano strumenti per restituire dignità, competenze e futuro alle persone in esecuzione di pena.
La rieducazione come pratica condivisa
“Articolo 27” si struttura attraverso due convenzioni complementari. La prima, siglata con la Casa Circondariale di Trento, attiva percorsi formativi e professionalizzanti in ambito botanico. Le detenute e i detenuti coinvolti partecipano alla cura degli spazi verdi del museo, dalla preparazione del terreno alla semina e alla piantumazione, fino alla pulizia e conservazione dei semi. Un lavoro che contribuisce alla manutenzione del MUSE e, allo stesso tempo, fornisce competenze spendibili nel mondo del lavoro, in regime di pubblica utilità.
La seconda convenzione, realizzata con la Conferenza Regionale Volontariato Giustizia Trentino-Alto Adige (CRVG)e APAS – Associazione Provinciale Aiuto Sociale, coinvolge le persone detenute in un percorso all’interno del MUSE FabLab, l’officina di fabbricazione digitale del museo. Qui la tecnologia diventa strumento di riappropriazione culturale: attraverso scannerizzazione laser, stampa 3D e texturizzazione manuale vengono realizzate repliche di reperti originali del Museo delle Palafitte del Lago di Ledro, seguite passo dopo passo dallo staff museale. Un’esperienza rivolta a detenute e detenuti in regime di semilibertà o lavoro esterno, che intreccia patrimonio, innovazione e responsabilizzazione.
Il museo come comunità d’azione
Con “Articolo 27”, il MUSE rafforza un impegno che va oltre la conservazione e la divulgazione scientifica. Il progetto si inserisce infatti in un programma più ampio dedicato a equità sociale, accessibilità e intercultura, che coinvolge minorenni in povertà socio-educativa, persone migranti, comunità interculturali, persone senza fissa dimora, over 60 e adolescenti in dispersione scolastica.
Come sottolineano il direttore Massimo Bernardi e il responsabile di progetto Alessandro Zen, il museo si afferma qui come “comunità d’azione”: uno spazio pubblico aperto, in cui il sapere diventa pratica condivisa e il patrimonio – naturale, scientifico, tecnologico – viene messo al servizio di un futuro possibile, anche per chi sta attraversando un tempo di sospensione e fragilità.
Restituire valore alla comunità
Il cuore del progetto è duplice: da un lato offrire alle persone detenute strumenti concreti di reinserimento sociale e lavorativo; dall’altro restituire valore alla collettività attraverso attività utili, visibili e socialmente riconosciute. Come evidenziano le rappresentanti della Casa Circondariale, di CRVG e di APAS, “Articolo 27” nasce dalla convinzione che il reinserimento non sia un percorso individuale, ma un processo che coinvolge la comunità e i suoi luoghi simbolici.
In questo senso, il MUSE si configura come un laboratorio civico, dove cultura, scienza e responsabilità sociale si intrecciano, dimostrando che anche – e forse soprattutto – nei contesti di maggiore fragilità, la cultura può diventare un motore reale di trasformazione.
immagini dal comunicato dell’iniziativa
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