Fino al 7 dicembre 2025, la Casa della Cultura del Mondo (HKW) di Berlino ospita la mostra Global Fascisms. Non si tratta di una semplice esposizione tematica, ma di un progetto che interroga il presente e i suoi lati oscuri, mettendo in dialogo pratiche artistiche, riflessione politica e urgenze sociali.
Fascismi ieri e oggi
La parola “fascismo” continua a evocare il trauma delle dittature del Novecento, le guerre e le violenze di massa. Eppure, come la mostra sottolinea con forza, la sua presenza tossica non si è esaurita con il 1945.
Sopravvive e muta, assumendo nuove forme nei regimi autoritari del dopoguerra, nelle pratiche di apartheid, nelle dittature che hanno soffocato le sovranità postcoloniali, nelle stragi etniche spesso alimentate da eredità coloniali.
La caduta del Muro e l’avvento del neoliberismo non hanno segnato un’epoca di liberazione definitiva, ma hanno creato nuovi squilibri e disuguaglianze che oggi alimentano nostalgie, risentimenti e derive autoritarie. Oggi il fascismo si presenta in abiti diversi: populismi reazionari, nazionalismi aggressivi, estremismi digitali. È algoritmico, ambientale, affettivo. Vive nelle camere di risonanza dei social network, nella “manosfera” misogina, nelle teorie del complotto e nei negazionismi climatici che minano la fiducia nella scienza e nella convivenza democratica.
La prospettiva della mostra
Global Fascisms non intende semplicemente denunciare questa realtà, ma invita a guardarla con una lente critica, indagando i meccanismi profondi: le estetiche, le retoriche, le promesse ingannevoli e le conseguenze disumanizzanti.
La mostra adotta una prospettiva transnazionale. Non si concentra su un singolo paese, ma mostra come il fascismo sia un sistema ideologico capace di adattarsi a tempi e contesti diversi, e per questo tanto più pericoloso.
L’arte come resistenza
L’aspetto innovativo di Global Fascisms è la centralità data alle posizioni artistiche. Le opere non solo documentano o criticano, ma aprono spazi di resistenza. L’arte diventa linguaggio alternativo, forza immaginativa, terreno di contro-narrazione.
Gli artisti coinvolti – da Jane Alexander a Matthew Barney, da Shu Lea Cheang a Hannah Höch, da Maria Lassnig a Mona Vătămanu & Florin Tudor – rappresentano una pluralità di prospettive, generazioni e provenienze geografiche. Alcuni affrontano i fantasmi delle dittature passate, altri osservano le forme sottili di autoritarismo nel presente digitale, altri ancora mettono in scena immaginari capaci di smontare estetiche e simboli del potere.
La scelta di HKW come sede non è casuale: questo centro culturale berlinese da anni lavora sul rapporto tra culture globali, memoria e nuove forme di cittadinanza. La mostra si inserisce quindi in un contesto fertile, dove ricerca, arti visive e dibattito pubblico si intrecciano.
Un’urgenza condivisa
In un’epoca in cui l’estrema destra cresce in molti paesi, i discorsi d’odio si normalizzano e le violenze di massa riaffiorano, la mostra ribadisce l’urgenza di non rimanere spettatori passivi. L’impegno critico e collettivo diventa necessario.
Global Fascisms non propone soluzioni definitive, ma mostra come l’arte possa contribuire a immaginare strategie comuni di resistenza e a coltivare un linguaggio condiviso di libertà. In questo senso, la mostra non è solo un’esposizione: è un invito politico e culturale a riconoscere i segni del fascismo nel presente e a contrastarli con creatività e consapevolezza.
📅 Date: 13 settembre – 7 dicembre 2025
🎉 Inaugurazione: 12 settembre, ore 18:00
📍 HKW, Berlino – John-Foster-Dulles-Allee 10
🔗 www.hkw.de
Hashtag
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immagini di copertina dal sito: [1] Gülsün Karamustafa, Soldato , 1976. Tecnica mista su carta, 70,5 x 58,5 cm. Per gentile concessione dell’artista e di BüroSarıgedik. [2] Ricerca sul sale, Archivio Gülsün Karamustafa; Maria Lassnig, Schafott der Eliten, Die Elite ist immer in Gefahr , 1995. Per gentile concessione della Fondazione Maria Lassnig e del Capitano Petzel, Berlino. [3] Firenze Lai, A Porous Dream , 2024. Courtesy dell’artista e White Cube. Foto: Ollie Hammick.
