Dal 27 al 31 agosto 2025, la città di Belém, crocevia tra foresta, porto e fiume, ospita la 2ª Bienal das Amazônias, che apre la sua nuova edizione con “Verde-Distância”: una settimana inaugurale che fonde esposizione, programma pubblico e relazioni vissute, trasformando il Centro Cultural Bienal das Amazônias in un luogo di incontro e ascolto.
Questa biennale non si limita a presentare opere, ma diventa un processo esperienziale che amplifica forme di conoscenza radicate nei territori amazzonici e nella loro temporalità. Qui l’arte non è solo rappresentazione, ma un gesto etico e politico, un modo di abitare il presente, di immaginare insieme ciò che ancora non ha nome.
Il ritmo dei corpi e delle memorie
Ogni mattina, le performance degli artisti attivano gli spazi espositivi come un paesaggio vivo, in continua trasformazione. Akha (Brasile), Delfina Nina (Perù), Gwladys Gambie (Martinica), Nathalie Leroy Fiévée e Nathyfa Michel (Guyana francese), Mapa Teatro + Nukak (Colombia), Roberto Evangelista (Brasile), Roma Rio (Brasile), Rubén Barrios-Rodríguez (Colombia), Wilson Díaz (Colombia) e molti altri portano in scena pratiche che intrecciano saperi ancestrali, memorie sonore e tensioni politiche. Ogni azione diventa un atto di orientamento: verso l’altro, verso la terra, verso il tempo.
Assemblies Verde-Vagomundo: il pensiero in cerchio
I pomeriggi si aprono alle Assemblies Verde-Vagomundo, cerchi di ascolto e riflessione collettiva che prendono spunto dalla scrittura “insorgente” dell’autore Paráense Benedicto Monteiro. In queste assemblee, la conversazione sostituisce la conferenza: non si cerca una conclusione, ma una risonanza.
Ciascun incontro affronta uno degli assi concettuali della biennale:
- Memoria, come archivio poroso, intrecciato a corpi e ritmi;
- Distanza, fertile spazio etico ed ecologico di relazione;
- Accento, come dislocazione sonora e frattura epistemica;
- Sogno, come tecnologia immaginativa per futuri ancora invisibili.
Artisti, curatori e pubblico parlano da territori situati, intrecciando tensioni come metodo, frizioni come pedagogia e prossimità come cura.
Curare come infrastruttura poetica
La curatela di Manuela Moscoso (Chief Curator), con Sara Garzón (Associate Curator), Jean da Silva (Co-Curator, Public Program) e Mónica Amieva (Pedagogical Curator), propone un’idea di curare come atto politico e poetico: creare un’infrastruttura capace di accogliere differenze e conflitti, trasformandoli in linguaggi di convivenza.
Questa edizione riunisce pratiche artistiche situate e transdisciplinari, che pensano con la foresta, parlano attraverso tracce e agiscono dall’interno delle comunità. L’arte diventa qui uno strumento di relazione radicale: un invito a condividere respiro e presenza, in un tempo in cui l’ascolto e la prossimità assumono un valore profondamente politico.
Tutti gli eventi della settimana inaugurale sono aperti al pubblico, senza accrediti o barriere d’accesso. La biennale afferma così che radunarsi può essere un gesto etico, che la distanza può diventare fertile e che l’arte, radicata nella realtà, può insegnarci a sognare insieme.
📍 Bienal das Amazônias – Opening Week
🗓️ 27–31 agosto 2025
📍 Centro Cultural Bienal das Amazônias, Rua Manoel Barata 400, Belém, Pará, Brasile
🌐 Programma e aggiornamenti: www.bienalamazonias.com.br
#BienaldasAmazonias #VerdeDistancia #ArteContemporanea #Amazzonia #Performance #Assemblee #Curatela #Memoria #Distanza #Sogni #ImmaginariCollettivi #ArtePolitica #Piuvolume
in copertina, dal sito dell’iniziativa: Rubén Barrios-Rodríguez, Hŏmō—Hŭmus: El cuerpo es la vez campo, y campo a la vez cuerpo. Performance recording, Bogotá International Art Fair, ARTBO, 2024. Photo: © Rusbell Castillo.
