“NO”: arte e resistenza nel nuovo decennio, la mostra al Kreuzberg/Bethanien

Inaugurata il 26 aprile e visibile fino al 6 luglio 2025, presso il Museo d’arte Kreuzberg/Bethanien di Berlino NO, un potente progetto espositivo curato dal collettivo giornalistico indipendente Meduza, che intreccia arte contemporanea e narrazione documentaria per raccontare dieci anni segnati da crisi globali, conflitti, censure e resistenza civile.

Meduza nasce nel 2014, quando un gruppo di giornalisti russi decide di lasciare il proprio paese per sfuggire alla crescente pressione politica e alla censura. In esilio, creano una nuova piattaforma di informazione indipendente, capace di parlare non solo al mondo russofono, ma a un pubblico internazionale. Oggi, Meduza è uno dei punti di riferimento nel panorama dei media liberi, un faro di resistenza in un’epoca segnata dall’erosione della democrazia, dalla guerra in Europa, dalla pandemia, dalla crisi climatica e dalla crescente polarizzazione sociale.

Il titolo della mostra, “NO” (“Нет” in russo), è semplice e potente: una parola diventata pericolosa da pronunciare nella Russia contemporanea. Dire “no” al regime, alla guerra, alla censura può significare rischiare la prigione o la vita. Eppure, come testimoniano le opere esposte e i racconti dei protagonisti, ci sono ancora voci che continuano a opporsi.

NO è una mostra multidisciplinare che combina le opere di 13 artisti internazionali con un progetto documentario realizzato dal drammaturgo Mikhail Durnenkov. I video-ritratti dei giornalisti e collaboratori di Meduza — tra cui Taisia Bekbulatova, Elena Kostyuchenko, Svetlana Reiter, Lilia Yapparova e Ivan Kolpakov — offrono uno sguardo personale e diretto su una generazione che ha vissuto e resistito in tempi estremi.

Arte come testimonianza

Le opere in mostra affrontano temi urgenti e profondi: dittatura, censura, guerra, esilio, resilienza, paura, polarizzazione e speranza. Ogni artista traduce questi concetti attraverso il proprio linguaggio visivo:

  • L’artista anonimo presenta Time of War, un progetto partecipativo che raccoglie 150 iterazioni della frase “Voglio che la guerra finisca” in lingue diverse, un invito alla pace e all’espressione collettiva.
  • Aleksey Dubinsky immortala il funerale di Alexey Navalny, trasformando il lutto collettivo in un atto di memoria e resilienza.
  • Alexander Gronsky racconta la solitudine di chi resta, attraverso immagini che catturano l’isolamento in un paese dominato dalla propaganda.
  • Semyon Khanin affronta il tema della polarizzazione con un’installazione che ribalta la percezione visiva, rendendo il bianco nero e il nero bianco.
  • Gülsün Karamustafa utilizza uniformi militari per bambini per denunciare la brutalità della guerra e il sacrificio delle generazioni più giovani.
  • Stine Marie Jacobsen e Teobaldo Lagos Preller coinvolgono il pubblico con Quantum No, parte del progetto Law Shifters, che invita i visitatori a riscrivere leggi immaginarie per il futuro.
  • Cristina Lucas amplia il suo progetto Unending Lightning, un’archiviazione visiva dei bombardamenti aerei, includendo le distruzioni recenti in Ucraina.
  • Pavel Otdelnov trasforma l’alfabeto dell’infanzia sovietica in un inquietante abbecedario della paura e della distruzione.
  • Sergei Prokofiev presenta ricostruzioni fragili di luoghi devastati dalla guerra in Ucraina, realizzate con materiali evanescenti come la plastica bruciata.
  • Fernando Sánchez Castillo propone un gesto radicale: una statuetta commemorativa di Alexey Navalny, che i visitatori possono portare via come segno di memoria attiva.
  • SUPERFLEX denuncia il controllo statale sulle informazioni digitali con il murale All Data To The People, un potente statement sulla libertà di accesso ai dati.
  • Pilvi Takala documenta le dinamiche di militarizzazione nascosta attraverso la partecipazione al “Corso di Difesa Nazionale” finlandese.
  • Alisa Yoffe narra la vita da emigrata attraverso schizzi digitali trasformati in pittura, umanizzando l’esperienza spesso disumanizzante della burocrazia.

Un percorso tra resistenza e speranza

L’allestimento della mostra segue un percorso emotivo che conduce il visitatore attraverso il buio delle dittature e delle guerre, fino a una sala finale intitolata Hope.
Qui non si trovano risposte facili, ma una domanda aperta: perché chi resiste continua a creare, raccontare, opporsi?
Come i canarini nelle miniere, la voce degli artisti e dei giornalisti ci avverte dei pericoli invisibili, richiamando alla responsabilità collettiva di proteggere la libertà e la dignità umana.


NO
A cura di Meduza
📍 Museo d’arte Kreuzberg/Bethanien, Mariannenplatz 2, Berlino
🗓 26 aprile – 6 luglio 2025
⏰ Orari: lunedì-domenica 10:00-20:00, giovedì-sabato 10:00-22:00
🌐 thenoexhibition.io
📧 no@meduza.io
📸 instagram.com/thenoexhibition

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