Intelligenza radicale, tra arte, militanza e forme di socialità contemporanea a Salonicco

Dal 23 maggio al 5 luglio 2026 torna in Grecia la 9th Thessaloniki Biennale of Contemporary Art, una delle piattaforme artistiche più interessanti del Mediterraneo contemporaneo. Intitolata everything must change. Radical Intelligence. Saloniki 9, la nuova edizione è curata da Nadja Argyropoulou e organizzata dal MOMUS – Metropolitan Organisation of Museums of Visual Arts of Thessaloniki.

Più che una biennale tradizionale, il progetto si definisce apertamente una “parabiennale”: una struttura fluida, instabile e attraversata da tensioni politiche, sociali e affettive che prova a ripensare il ruolo dell’arte in un presente segnato da precarietà, guerre culturali e trasformazioni collettive. 

Il titolo everything must change non viene qui utilizzato come slogan astratto, ma come presa di posizione concreta. La Biennale immagina infatti forme di “intelligenza radicale” capaci di muoversi tra solidarietà, insurrezione quotidiana, pratiche collettive e nuove modalità di attenzione verso soggetti e comunità marginalizzate.

Nel testo curatoriale, Argyropoulou descrive la Biennale come un organismo in continua trasformazione, segnato da “frequenze visive”, “frizioni”, “glitch” e tattiche di “gioiosa militanza”. Un approccio che si oppone alle rigidità istituzionali e che sceglie deliberatamente l’erranza, l’improvvisazione e la vulnerabilità come strumenti di produzione culturale. 

La manifestazione riunisce una costellazione internazionale di artisti e collettivi, tra cui Pierre Huyghe, Arthur Jafa, Hito Steyerl, Forensic Architecture, Meriem Bennani, Eva Papamargariti e Agnieszka Polska. 

Uno degli elementi più interessanti dell’edizione 2026 è però la forte attenzione ai formati ibridi e ai programmi “time-based”, dove performance, cinema, sport, pratiche partecipative e interventi urbani diventano parte integrante della struttura curatoriale.

Tra i progetti principali compare Playing Otherwise, iniziativa sviluppata insieme alla Heinrich Böll Foundation e Another Football che utilizza una partita di calcio a tre squadre come dispositivo artistico e politico per riflettere sul gioco come bene comune e pratica collettiva. 

Il programma Wayward Waters attiva invece fontane pubbliche, performance e conferenze dedicate all’acqua come infrastruttura politica ed ecologica, in collaborazione con Greenpeace Greece e diverse realtà culturali e civiche. 

Accanto alle nuove produzioni contemporanee, la Biennale costruisce anche un dialogo stratificato con archivi storici, avanguardie e pratiche radicali del Novecento.

Installazioni come Pan Daimonium. On Surrealism as a State of Mind o Flipper Zone. Playing Against the Spectaclerileggono surrealismo, Internazionale Situazionista e controculture europee attraverso materiali d’archivio, pubblicazioni originali e opere contemporanee. 

Particolarmente significativa appare anche la presenza di spazi di lettura e ascolto dedicati alla poesia, ai graphic novel e agli archivi politici, trasformando la Biennale in un ecosistema culturale espanso più che in una semplice esposizione.

Distribuita tra i padiglioni della Fiera Internazionale di Salonicco, il MOMUS – Museum of Contemporary Art e il paesaggio lagunare di Kalochori, la Biennale costruisce una geografia che intreccia centro urbano, spazi industriali e ambienti ecologici periferici. 

In un panorama internazionale spesso dominato da biennali spettacolari e iper-istituzionalizzate, everything must change. Radical Intelligence. Saloniki 9 sembra invece rivendicare una dimensione più fragile, collettiva e processuale dell’arte contemporanea.

Una biennale che non propone tanto una risposta definitiva, quanto una domanda aperta: come costruire oggi forme di socialità, immaginazione politica e sensibilità condivisa dentro un mondo in continua trasformazione?


Caption

“Tutto deve cambiare”.
La 9th Thessaloniki Biennale of Contemporary Art torna nel 2026 con Radical Intelligence, una parabiennale che intreccia arte contemporanea, militanza, archivi, performance, ecologia e pratiche collettive.
Tra Arthur Jafa, Forensic Architecture, Hito Steyerl e una costellazione di artisti internazionali, Salonicco si trasforma in uno spazio di frizione, solidarietà e immaginazione politica contemporanea.

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