Cosa significa oggi essere un intellettuale? E soprattutto: ha ancora senso parlare di “intellettuali pubblici” in un’epoca dominata dagli algoritmi, dalla frammentazione dei media e dalla trasformazione della conoscenza in infrastruttura del potere?
Sono le domande che attraversano Numero 163 – Intellettuali, il nuovo numero di e-flux journal curato da McKenzie Wark e costruito come una riflessione collettiva sul destino del pensiero critico contemporaneo.
Più che proporre una definizione univoca della figura dell’intellettuale, il numero mette in tensione prospettive differenti: femminismo, teoria decoloniale, critica dei media, pratiche collettive di scrittura, algoritmi, anonimato, cospirazione, memoria storica e nuove forme di organizzazione della conoscenza.
Nel suo testo introduttivo, Wark propone di superare la figura novecentesca dell’“intellettuale pubblico” — spesso associata a un’élite maschile, accademica e mediatica — per immaginare invece la possibilità di un “intelletto generale”: una forma diffusa e condivisa di produzione del sapere, costruita attraverso relazioni, differenze ed esperienze collettive.
La critica è radicale: la conoscenza contemporanea, dalle università ai media fino alle piattaforme digitali, sarebbe sempre più subordinata alle logiche di sfruttamento, controllo e accumulazione del potere. In questo scenario, il compito comune di “conoscere il mondo” diventa sempre più fragile e difficile da praticare.
Il numero arriva inoltre in un momento storico in cui il concetto stesso di “intelligenza” viene ridefinito dall’espansione delle tecnologie algoritmiche e dell’intelligenza artificiale. Wark osserva come archivi, dati e infrastrutture pubbliche vengano progressivamente assorbiti da sistemi di estrazione informazionale che producono saturazione, rumore e perdita di senso condiviso.
Tra i contributi più interessanti emerge quello di Denise Ferreira da Silva, che riflette sul ruolo storico dell’intellettuale come “coscienza morale” del potere moderno, interrogando criticamente le strutture del discorso post-illuminista.
Tithi Bhattacharya ricostruisce invece il ruolo centrale avuto dagli intellettuali nei movimenti di decolonizzazione in Asia e Africa, mostrando come molti leader anticoloniali abbiano maturato la propria coscienza politica proprio attraverso l’esperienza delle contraddizioni dell’Europa moderna.
Particolarmente attuale appare anche il testo di Amber Musser, dedicato al rapporto tra algoritmi, visibilità e anonimato. Per Musser, l’inclusione nei sistemi tradizionali della celebrità intellettuale non rappresenta necessariamente un progresso per chi storicamente è stato escluso dalla categoria stessa di “intellettuale”.
Nel contributo di Bogna Konior, invece, la figura dell’intellettuale viene riletta attraverso le idee di comunità, clandestinità e cospirazione: non più il soggetto pubblico e universalista della modernità liberale, ma una figura che agisce spesso in territori ostili, segnati da perdita, sorveglianza e precarietà politica.
Il numero assume così la forma di una vera costellazione teorica, dove i testi dialogano tra loro più per attrito che per appartenenza disciplinare. Wark descrive infatti il progetto editoriale come una sorta di “assemblaggio”, costruito sulle differenze e sulle tensioni tra approcci, linguaggi e sensibilità differenti.
È forse proprio questo uno degli aspetti più interessanti di Intellettuali: il tentativo di immaginare pratiche di conoscenza che non coincidano automaticamente con autorità, prestigio o visibilità mediatica.
In un presente segnato dalla crisi delle istituzioni culturali tradizionali, dall’erosione dello spazio pubblico e dalla trasformazione algoritmica dell’informazione, il numero 163 di e-flux journal prova così a riaprire una domanda fondamentale: come produrre oggi forme condivise di pensiero critico senza riprodurre le gerarchie del passato?
immagine dal comunicato
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Chi è oggi un “intellettuale”? E ha ancora senso parlare di pensiero critico pubblico nell’epoca degli algoritmi, dell’AI e della frammentazione digitale?
Il nuovo numero di e-flux journal, curato da McKenzie Wark, riunisce voci come Denise Ferreira da Silva, Tithi Bhattacharya, Amber Musser e Verónica Gago per riflettere su conoscenza, potere, femminismo, decolonialità e trasformazioni contemporanee dello spazio pubblico.
Su PiuVolume l’approfondimento dedicato a Numero 163 – Intellettuali.
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