Ieri, 10 aprile 2026, a Berlino, si è tenuta la cerimonia di annuncio del Premio Wi Di Mimba Wi, un riconoscimento che negli ultimi anni si è affermato come uno dei più rilevanti dispositivi di sostegno a lungo termine per artisti di colore in Germania. Promosso da AKB Stiftung e da SAVVY Contemporary, il premio si configura non solo come borsa di studio, ma come infrastruttura culturale capace di attivare relazioni, processi e nuove possibilità di produzione artistica.
Per l’edizione 2026, la giuria ha selezionato Tanka Fonta, artista multidisciplinare nato a Buea (Camerun), la cui pratica attraversa arti visive, composizione sonora, scrittura e filosofia.
Un linguaggio tra suono, pensiero e percezione
La ricerca di Tanka Fonta si muove lungo territori complessi: la coscienza umana, la psicologia della percezione, le relazioni tra linguaggio, suono e immagine. Le sue opere si configurano come campi di vibrazione, in cui elementi visivi e sonori si intrecciano generando spazi di ascolto e riflessione.
Attivo da oltre quattro decenni, Fonta ha sviluppato una grammatica espressiva che integra tradizioni culturali diverse, costruendo un lessico artistico fondato sull’intuizione, sul simbolismo e su una profonda attenzione alle ecologie della mente. Il suo lavoro è stato presentato in istituzioni internazionali come la Haus der Kulturen der Welt, la Fundação Bienal de São Paulo e numerosi centri culturali tra Africa, Europa e Americhe.
La visione della giuria: arte come campo di risonanza
La giuria – composta da figure di primo piano della scena curatoriale e artistica internazionale – ha riconosciuto nella pratica di Fonta una capacità rara di generare connessioni profonde tra memoria, percezione e esperienza.
Nella dichiarazione ufficiale, il suo lavoro viene descritto come uno spazio di “interconnessione autentica”, in cui immagini, suoni e gesti poetici si dispiegano come vibrazioni in risonanza, capaci di attivare una memoria viva e ancestrale. Le sue composizioni restano aperte, in continuo mutamento, invitando lo spettatore a un’esperienza sensoriale e cognitiva non lineare.
Un premio come infrastruttura relazionale
Il Premio Wi Di Mimba Wi, istituito nel 2021, rappresenta un modello virtuoso di sostegno strutturale alla pratica artistica. L’artista selezionato riceve una borsa annuale di 30.000 euro, oltre a fondi per la produzione di nuove opere e un accompagnamento curatoriale dedicato.
Ma il valore del premio risiede soprattutto nella sua dimensione relazionale: un invito a collaborare, condividere e costruire insieme, in linea con la filosofia di SAVVY Contemporary, che si definisce come piattaforma di dialogo, convivialità e pluralismo culturale.
In questo senso, il riconoscimento si inserisce in una più ampia riflessione sulle necessità di ridefinire le infrastrutture del sistema dell’arte, rendendole più inclusive, sostenibili e capaci di accogliere una pluralità di voci e prospettive.
Le parole dell’artista: verso nuovi inizi
Nel suo intervento, Tanka Fonta ha sottolineato il carattere trasformativo del premio, definendolo come un “portale” capace di aprire nuovi spazi di possibilità e di risveglio creativo.
La sua visione della pratica artistica come equilibrio tra ricerca, logica, intuizione e azione restituisce un’idea di creatività come forza vitale, capace di incidere profondamente sul modo in cui comprendiamo e abitiamo il mondo.
Verso un panorama culturale più equo
Con le precedenti edizioni assegnate a Jean-Ulrick Désert (2022) e Setareh Shahbazi (2024), il Premio Wi Di Mimba Wi si consolida come un impegno a lungo termine per la costruzione di un ecosistema artistico più equo e rappresentativo.
In un contesto globale segnato da profonde trasformazioni, iniziative come questa indicano la necessità di ripensare il sostegno alla cultura non come intervento episodico, ma come processo continuo, capace di generare impatto reale e duraturo.
Caption
Tanka Fonta vince il Premio Wi Di Mimba Wi 2026
Un riconoscimento che è molto più di una borsa: un’infrastruttura relazionale per ripensare arte, comunità e futuro. Tra suono, percezione e memoria, la sua pratica apre nuovi spazi di ascolto e trasformazione.
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