Come può l’arte, in un momento di polarizzazione estrema, diventare un luogo di resistenza e complessità?

Parlare di spazi antidemocratici

Cosa significa oggi parlare di spazi antidemocratici? E come può l’arte, in un momento di polarizzazione estrema, diventare un luogo di resistenza e complessità?

Il nuovo numero di OnCurating (n.62), dal titolo “Let’s Talk About… Anti-Democratic, Anti-Queer, Misogynist, Antisemitic, Right-Wing Spaces and Their Counter-Movements”, affronta queste domande a partire da un presupposto: il crescente ritorno di ideologie autoritarie, patriarcali e xenofobe non riguarda solo i regimi illiberali, ma attraversa anche le democrazie neoliberiste europee.

Curato da Michaela Conen, Daniel Laufer e Dorothee Richter, il progetto editoriale nasce come serie di panel pubblici tra Kassel, Stoccarda e Berlino (ottobre–novembre 2025), e si propone di indagare i contro-movimenti culturali che resistono a questa deriva. L’obiettivo dichiarato è quello di “lasciare alle spalle i dibattiti campali dell’arte e della cultura” per restituire spazio al pensiero critico, alla tolleranza delle contraddizioni e a una democrazia radicale fondata sulla diversità.


Tra ideologie e algoritmi

Nel loro editoriale, i curatori parlano di una “perdita della tolleranza dell’ambiguità”, citando Nathan Sznaider, e di un sistema informativo alimentato da algoritmi che rinforzano visioni del mondo chiuse. È la rete stessa — scrivono — a costruire nuovi confini ideologici, in cui “l’arte diventa un campo di battaglia simbolico”.
L’interruzione violenta della lettura collettiva di Hannah Arendt al Hamburger Bahnhof di Berlino nel 2024, raccontata nel numero, è uno degli episodi emblematici di questa tensione: la trasformazione dello spazio artistico in teatro di scontro politico e simbolico.


L’arte come contro-movimento

L’antidoto, per i curatori, è nella capacità dell’arte di produrre spazi di interpretazione complessa.
Nel numero trovano posto contributi che attraversano discipline, geografie e prospettive: dalla memoria del fascismo coloniale italiano, rievocata dal lavoro di Wendimagegn Belete (sulla resistenza etiope), ai progetti di Ruth Patir, che nel padiglione israeliano alla Biennale di Venezia trasforma antiche figure femminili in un corteo di lutto e forza.
Accanto a loro, artisti e teorici come Inke Arns, Michaela Melián, Leon Kahane, Artists at Risk e Sergio Edelszteincostruiscono un mosaico di narrazioni plurali e contro-egemoniche.

Il progetto di Inke Arns, The Alt-Right Complex, esplora le estetiche della destra digitale per smascherarne i meccanismi di seduzione visiva; mentre Klaus Theweleit analizza la costruzione storica della mascolinità tossica a partire dalle lettere dei soldati tedeschi tra le due guerre.
Ne emerge una riflessione collettiva su come l’arte possa ancora agire come “dispositivo di lettura critica”, senza cadere nella semplificazione o nella propaganda.


Oltre le identità

Tra gli elementi più forti del numero, c’è il rifiuto esplicito di ridurre il dibattito artistico alle guerre identitarie.
Come sottolineano i curatori, “il punto non è l’identità, ma la posizione politica”.
L’invito è a riscoprire il significato di solidarietà, coraggio e complessità, contro la logica digitale della polarizzazione e della sorveglianza morale.
In questa prospettiva, il contributo di Nora Sternfeld propone il concetto di agonistic contact zones: spazi condivisi e conflittuali in cui la memoria e il dissenso possono coesistere, diventando strumenti di riflessione collettiva.


Spazi e architetture del potere

Chiude il numero l’intervento dell’architetto Stephan Trüby, che indaga la genealogia dei “right-wing spaces” — spazi architettonici e urbanistici segnati da ideologie autoritarie — attraverso un Atlante digitale che mappa le forme contemporanee del potere visivo e simbolico.
L’architettura, come l’arte, diventa così un campo di ricerca sulla persistenza dei paradigmi autoritari nella cultura visiva europea.


Un invito alla responsabilità critica

Con il numero 62, OnCurating continua la sua ricerca su come la curatela possa essere strumento politico e di emancipazione collettiva.
Il tema della democrazia radicale, come scrivono Conen, Laufer e Richter, “non si esaurisce nella rappresentanza, ma si costruisce nel riconoscimento delle differenze, nella redistribuzione della ricchezza e nella lotta contro le violenze strutturali ancora radicate nelle nostre società”.

In un momento storico in cui le estetiche del potere si infiltrano in ogni linguaggio — dai social network ai musei — questo numero rappresenta una mappa curatoriale della resistenza contemporanea.
Una lettura necessaria per chi si interroga sul ruolo delle arti nella difesa di una società pluralista e solidale.


📍Eventi di lancio

  • Kassel – 22 ottobre, ore 18:00
  • Stoccarda – 5 novembre, ore 18:00
  • Berlino – 28 novembre, ore 19:00
    👉 Iscrizioni aperte su oncurating-space.org (immagine di copertina dal sito)

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