Identità indigene, un’indagine sull’arte contemporanea nativa

Dal 1° febbraio al 21 dicembre 2025, il Zimmerli Art Museum della Rutgers University ospita “Indigenous Identities: Here, Now & Always”, una delle più ampie e significative esposizioni di arte contemporanea dei nativi americani mai realizzate. Curata da Jaune Quick-to-See Smith, artista e attivista appartenente alla Confederated Salish and Kootenai Nation, la mostra riunisce oltre 100 opere di 97 artisti rappresentanti più di 50 nazioni e tribù indigene degli Stati Uniti.

Questa esposizione rivoluzionaria celebra la pluralità dell’indigenità, sottolineando la sua centralità all’interno del canone artistico contemporaneo. Il progetto curatoriale di Smith sovverte il tradizionale approccio istituzionale, coinvolgendo direttamente gli artisti nella scelta delle opere da esporre, creando così un percorso espositivo che riflette voci molteplici e autentiche.

Un percorso tra tradizione e contemporaneità

“Indigenous Identities” esplora le molteplici forme dell’espressione artistica indigena, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia alle installazioni, includendo anche gioielli, ceramiche e cesteria, sfidando la visione eurocentrica che confina queste arti in una dimensione puramente artigianale o folkloristica. La mostra rivela come queste pratiche, profondamente radicate nelle comunità native, siano una forma di resistenza culturale e un potente mezzo di affermazione identitaria.

Tra le opere in esposizione, emergono alcuni lavori emblematici:

  • “Skywalker/Skyscraper (Twins)” (2020) di Marie Watt, che celebra il contributo degli operai Haudenosaunee nella costruzione dei grattacieli di New York.
  • “Never Forget” (2021) di Nicholas Galanin, che rielabora l’iconografia della scritta Hollywood per denunciare l’espropriazione delle terre indigene e sostenere il movimento Land Back.
  • “Red Power” (1973) di G. Peter Jemison, dipinto simbolo dell’attivismo nativo.
  • “She Never Dances Alone” (2021) di Jeffrey Gibson, omaggio alla resistenza delle donne indigene nel contesto della crisi delle donne scomparse e assassinate (MMIW).
  • “Mirror Shield Project” (2016) di Cannupa Hanska-Luger, che documenta la protesta dei Water Protectors contro il Dakota Access Pipeline.

Un modello curatoriale inclusivo

Smith pone al centro della mostra una narrazione non lineare e partecipativa, accostando opere di artisti affermati come Jeffrey Gibson, Raven Chacon e Wendy Red Star a quelle di nuove generazioni emergenti come George Alexander e Tyrrell Tapaha. In questo modo, “Indigenous Identities” sfida le gerarchie tradizionali della storia dell’arte, riconoscendo la continuità tra passato e presente.

La mostra è accompagnata da una pubblicazione e da un programma di eventi pubblici che approfondiscono il ruolo dell’arte indigena nella società contemporanea. Il progetto è reso possibile grazie al supporto del National Endowment for the Arts, della Nissan Foundation, della Rutgers University e della Art Bridges Foundation, che ha finanziato la realizzazione di testi bilingui per garantire un accesso più ampio e inclusivo.

“Indigenous Identities: Here, Now & Always” è un’esperienza immersiva che invita il pubblico a ripensare l’arte indigena come un linguaggio vivo, imprescindibile per comprendere le dinamiche culturali del presente.

INFO
Zimmerli Art Museum, Rutgers University
1 febbraio – 21 dicembre 2025
Apertura: 1 febbraio, 17:00-20:00, con incontro con gli artisti Neal Ambrose-Smith e John Hitchcock
Indirizzo: 71 Hamilton Street, New Brunswick, New Jersey, USA
Orari: mercoledì-venerdì 11:00-18:00, giovedì 11:00-20:00, sabato-domenica 12:00-17:00
Info immagini dal sito: zimmerli.rutgers.edu |