Ultimi giorni per visitare a Parigi l’affascinante esposizione “Science/Fiction, une non-histoire des plantes”, che chiuderà il 19 gennaio 2025. L’evento invita i visitatori a esplorare l’evoluzione visiva delle piante, intrecciando arte, tecnologia e scienza dal XIX secolo fino ai giorni nostri.
Cosa offre la mostra?
L’esposizione riunisce oltre 40 artisti di epoche e nazionalità diverse, offrendo un’immersione unica nel legame profondo tra fotografia, videografia e il mondo vegetale. Originariamente utilizzate per la ricerca scientifica, queste tecniche di cattura dell’immagine diventano qui strumenti di esplorazione artistica e poetica.
Perfetta per chi nutre una passione per il mondo vegetale e per gli amanti dell’arte visiva, la mostra propone opere che vanno oltre la pura estetica. Attraverso le creazioni esposte, i visitatori possono osservare l’evoluzione della rappresentazione fotografica e riflettere sulla complessa relazione tra vegetali e umanità, tra realtà e immaginazione.
Una struttura da romanzo di fantascienza
L’allestimento segue la struttura narrativa di un romanzo di fantascienza, ispirandosi agli universi di Octavia E. Butler. Clothilde Morette, direttrice artistica della Maison européenne de la photographie (Paris Centre), ha curato un percorso espositivo che trasporta il pubblico in un viaggio affascinante tra passato e futuro.
Al primo piano, l’atmosfera è stabile e accogliente: le opere e la loro disposizione richiamano un erbario e il meticoloso lavoro dei naturalisti. Tra le opere più iconiche, spiccano fotografie degli anni ’20 e ’30, accanto a creazioni contemporanee e frammenti di film come quelli di Jean Comandon, che documentano con il time-lapse lo sviluppo delle piante, offrendo momenti di pura contemplazione. Di grande interesse anche i cianotipi di Anna Atkins (1852) e le opere poetiche di Sam Falls, che combinano fotografia e ceramica.
Dialogo tra piante e umani
Un tema centrale dell’esposizione è l’interazione tra piante e umani: come comunicano le piante? Quali sono i loro legami con le altre specie viventi? Quali impatti ha l’attività umana sulla flora?
In una sala immersa in una luce rosa, spicca l’opera di Angelica Mesiti: video che mostrano piante sotto luce UV, in vari stadi di decomposizione, accompagnati da un canto che richiama la frequenza attribuita agli alberi. Altre opere, come quelle di Alice Pallot, denunciano problematiche ambientali, come la proliferazione di alghe tossiche in Bretagna, mentre Anaïs Tondeur crea rayogrammi affascinanti utilizzando piante radioattive provenienti da zone irradiate.
Le piante come simbolo politico
La mostra approfondisce anche il ruolo politico delle piante. Un esempio è l’opera di Ágnes Dénes, pioniera del land art, che ha trasformato 8.000 metri quadrati di una discarica a Manhattan in un campo di grano, piantato a mano con l’aiuto di volontari. La raccolta di 500 chilogrammi di grano è stata successivamente esposta in 28 paesi. Gohar Dashti, invece, esplora la resilienza della natura, inserendo piante in abitazioni abbandonate per rappresentare la forza della natura di fronte alla fragilità umana.
Tra distopie e innovazione
Nella parte finale dell’esposizione, il pubblico si immerge in un universo inquietante, dove piante invasive e nocive si affiancano a opere che esplorano nuove tecniche artistiche. Joan Fontcuberta crea vegetali fantastici a partire da rifiuti, mentre Agnieszka Polska presenta “The Book of Flowers”, un cortometraggio di fantascienza realizzato con l’intelligenza artificiale, che riflette sulla relazione tra esseri umani e piante dai fiori straordinariamente immaginifici.
La mostra si conclude con una riflessione sull’immaginario vegetale che accompagna i visitatori ben oltre l’esposizione, lasciandoli sospesi tra realtà e invenzione.
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