Hunting Pollution- Iena Cruz e le vernici anti smog

Iena Cruz è un artista milanese, e in questi mesi era possibile incontrarlo per le vie del quartiere Ostiense a Roma. In particolare in Via del Porto Fluviale un enorme ponteggio ha a stento nascosto fino a ieri il più grande murales ecosostenibile di Europa. Con i suoi 1000 mq è diventato uno dei polmoni verdi della città, in grado di trasformare, assorbendole, le particelle di smog prodotte costantemente dalle automobili. Questo è stato possibile grazie ad un particolare tipo di vernice, l’Arlite, capace appunto di eliminare gli agenti inquinanti grazie all’azione della luce, sia naturale che artificiale. L’utilizzo di questa tecnologia si inserisce perfettamente all’interno dell’idea di arte di Iena Cruz, un percorso artistico che negli ultimi anni ha acquisito come punto focale l’attenzione all’ambiente, ai cambiamenti climatici, alla salvaguardia delle specie in estinzione e all’inquinamento. Il murales in effetti esprime esattamente questo concetto: l’airone, specie in via di estinzione, cerca di sopravvivere pescando in un mare estremamente inquinato; allo stesso modo gli uomini cercano di sopravvivere ‘cacciando’, attraverso l’opera stessa, lo smog dall’aria che respirano.

Colei che ha reso possibile l’impresa, da cui partono i finanziamenti, è Veronica De Angelis, giovane imprenditrice e proprietaria del palazzo in questione, la quale, attraverso il progetto Yourban2030 cerca di sensibilizzare la città attraverso l’intervento creativo. Hunting Pollution, inoltre, rappresenta l’inizio della collaborazione tra Yourban2030 e Air is Art, associazione no-profit  che ha come scopo creare sinergia e fusione tra arte sostenibile e comunità culturali.

Questo tipo di progetti in realtà generano riflessioni contrastanti: viene da chiedersi se il cercare di far sparire lo smog tramite vernici di questo tipo sia solo un palliativo a un problema enorme, come quello dell’ecosostenibilità. Sembra quasi come se stessimo nascondendo la polvere, è il caso di dirlo, sotto al tappeto, non si vede ma c’è. Allo stesso modo non ha senso pensare che questa sia la soluzione definitiva, che dovrebbe essere fatta invece di piani regolatori, appalti studiati e di coscienza, e di messa a punto di infrastrutture e trasporti che permettano effettivamente di abbattere l’utilizzo delle automobili e dei mezzi pesanti con grossi quantitativi di emissioni nocive. Questo è  un piccolo tentativo, un dire ad alta voce ‘abbiamo fatto la nostra parte per quanto possiamo’ che non ha di certo la pretesa di essere risolutivo, rimane comunque una manovra  spettacolare che ha l’intento di investire la street art di questo ruolo cosi contemporaneo, essere cioè portatrice non solo di codici tra gruppi o singoli individui, ma soprattutto di messaggi sociali volti alla sensibilizzazione. È giusto che l’arte oggi generi pensieri di questo tipo, solo affinando la capacità critica di ogni singolo avremo forse tra qualche generazione, cambiamenti apprezzabili.

Sarebbe bello, in finale, se anche altri imprenditori, ‘palazzinari’ come vengono chiamati a Roma, e mecenati di vario genere, decidessero di investire in riqualificazioni di questo tipo. Il lato indubbiamente decorativo dell’azione sarebbe pieno di significato. La street art assumerebbe in tal modo non solo un ruolo di comunicazione e unione comunitaria, ma assolverebbe anche a un importante scopo sociale, quello riguardante l’ecosostenibilità delle imprese e dei materiali. Chissà che un giorno grigie periferie possano diventare colorati polmoni ecologici.

By Liliana Spadaro

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