La scienza che salva la memoria

 

Se vi dovesse mai capitare di fare un giro a Roma, evitando i gruppi di turisti, e di passare in una delle tante vie che incontrano Villa Borghese, potreste imbattervi nel Museo Civico di Zoologia in Via Ulisse Aldrovandi 18. 

I tantissimi esemplari qui conservati, testimoni della biodiversità di oggi e del passato, sono  continuo oggetto di studio e trovano posto all’interno di collezioni conservate e inventariate in maniera peculiare. In particolare la conservazione è affidata all’opera di un’antica tecnica, la tassidermia. In passato si potevano incontrare laboratori di tassidermia andando tranquillamente in giro per la città, non era infatti raro trovare in casa di chiunque animali ‘impagliati’ o ‘imbalsamati’ ricordi di caccia o di viaggi, oggi considerati moralmente discutibili. I termini ‘impagliato’ e ‘imbalsamato’ in realtà sono poco appropriati, e si riferiscono in genere alla messa in opera delle tecniche conservative del tassidermista.

Alla base del lavoro c’è un concetto molto semplice, quello di non lasciare che la morte porti via le informazioni e la conoscenza insieme alle spoglie mortali, per questo conservando l’animale si impedisce che esso muoia due volte, la prima morte sarebbe quella biologica, la seconda quella della memoria. Per farla semplice, il tassidermista passa la giornata nel suo laboratorio pieno di sostanze, forbici, pinse e lenti di ingrandimento, per svestire gli animali morti e ricomporne la pelle in modellini più fedeli possibili all’originale; in epoche antiche questi venivano fatti di paglia, da lì il termine ‘impagliatore’, oggi con materiali moderni come la resina, più resistenti al logorio del tempo.

Il risultato è una seconda vita per l’animale, che testimonierà la sua esistenza passata dall’interno di una teca. 

Un risultato visibile tutti i giorni nelle teche del Museo Civico di Zoologia, dotato anche di un laboratorio di tassidermia e di uno staff composto da scienziati, biologi e zoologi, che curano la sterminata collezione. Nelle prime sale, si trova la messa in opera del concetto stesso di divulgazione, chi passeggia in questi ambienti si trova di volta in volta immerso in piccole aree geografiche ricostruite nelle loro caratteristiche peculiari fin nei minimi dettagli; andando avanti nell’esplorazione del Museo si finisce in un’altra zona, quella della catalogazione pura. Qui il criterio cui ci si affida è strettamente scientifico, nelle teche sono raggruppati più animali, accomunati dall’appartenenza a specie e ordini precisi, e le collezioni sono conservate anche all’interno di cassetti che è possibile aprire. 

È interessante vedere come il concetto di museo si sia evoluto nel corso degli anni, specie questo tipo di museo. Oggi si va incontro a una serie di esigenze ben precise, sia di divulgazione sia di ricerca scientifica. Ma è bene tenere presente il lavoro minuzioso che c’è alle spalle, frutto di menti illuminate che spesso hanno dedicato a questo la loro intera vita e la cui eredità è oggi depositata nelle mani di studiosi e scienziati che ne portano avanti i risultati. La scienza e la memoria sono le uniche cose che abbiamo per sconfiggere il passare dei secoli e per non abbandonare quello che siamo oggi, e che diventeremo in futuro, all’oblio e in fin dei conti alla morte. 

By Liliana Spadaro
Photo credit: Museo Civico di Zoologia
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